Archivio dell'area tematica: Africa

Un piatto di sardine

Padre Paolo Angheben (1946-2021)

È tempo di svegliarvi dal sonno (Romani 13,11) è il grido che all’inizio dell’avvento la Scrittura fa risuonare per tutti noi. Più ci penso vedo quanto sia urgente. Dormiamo beatamente ammaliati dai tanti saltimbanchi, che vomitano insulti e volgarità, menzogne e irrisioni, che invocano carri armati e ruspe per impaurire, dominare e sfruttare.” (Padre Paolo Angheben)

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Draghi coraggioso su Erdogan, ma reticente sulla Libia, la Srebrenica del Mediterraneo

Il capo del governo, Mario Draghi, nella conferenza stampa dell’8 aprile 2021, è stato coraggioso nel definire il premier turco Erdogan un “dittatore”, rispondendo a una domanda sulla mancanza di rispetto da lui mostrata nei confronti della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen.

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Petrolio e gas libici sono insanguinati, presidente Draghi. La Guardia costiera libica non è la Croce Rossa!

Sconcertante: il capo del governo Draghi ringrazia la Libia per i salvataggi in mare dei migranti.

Il Segretario delle Nazioni Unite, Guterres,  afferma invece che in Libia “migranti e rifugiati rimangono sistematicamente soggetti a detenzioni arbitrarie e torture in luoghi di detenzione ufficiali e non ufficiali.”

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Missione (e vergogna) italiana in Libia: salvare petrolio e gas, non i naufraghi (altri 60 morti)

Mentre il ministro degli esteri Di Maio e l’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, si apprestavano a incontrare il nuovo capo del governo libico di unità nazionale, Abdulhamid Dbeibah, le agenzie diffondevano la notizia che nell’ultimo naufragio, avvenuto il 18 marzo al largo delle coste libiche, c’erano stati almeno 60 morti. Non 5 come dicevano i libici.

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Come gli europei si spartirono l’Africa. E Leopoldo II si prese il Congo

Foto: Juergen Escher/Laif da “Congo” di D. Van Reybrouck

Negli ultimi decenni dell’800 i Paesi europei, passando per scontri politici e commerciali, corse e zuffe a chi arriva per primo e dichiara “questo è mio”, si spartirono l’Africa attraverso conferenze e trattati.

Come se tutto fosse cosa loro: le persone, gli animali, la terra, i fiumi, i monti, i laghi, l’aria… E l’immenso Congo divenne proprietà personale del re del Belgio.

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Vent’anni fa (26 febbraio – 2 marzo 2001) nei luoghi dove è stato ucciso Luca Attanasio ci fu “Anch’io a Bukavu”, azione internazionale nonviolenta di pace

Due ali di folla accolgono i pacifisti italiani a Butembo. Poi la folla si riversa dalla gioia su di loro. (Foto Beati i costruttori di pace)

Fu impressionante. Era tale la stanchezza di guerra, di morti, di distruzioni e la speranza di pace che l’intera città di Butembo, nella provincia del Nord Kivu, là dove è stato ucciso l’ambasciatore Attanasio, ci accolse con una gioia immensa, ci sommerse di abbracci e di strette di mano, di canti, di suoni e di danze.

100 mila persone ad accogliere 300 pacifisti italiani, impolverati e sfiniti dal lungo viaggio. Indescrivibile.

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Luca Attanasio, ambasciatore di uno Stato amico dell’umanità

L’ambasciatore Luca Attanasio

L’uccisione in una imboscata avvenuta lunedì 22 febbraio nella Repubblica Democratica del Congo dell’ambasciatore italiano Luca Attanasio, di 43 anni, del carabiniere Vittorio Iacovacci, di 30 anni, che lo proteggeva, e del loro autista Mustapha Milambo ci addolora profondamente.

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Yekatit 12, ovvero 19 febbraio: memoria della strage fascista di migliaia di innocenti etiopi (1937)

Particolare del monumento allo Yekatit 12 di Addis Abeba (da I. Campbell, “Il massacro di Addis Abeba”)

Il 19 febbraio, Yekatit 12 per gli etiopi, deve diventare una data in cui ogni anno anche noi italiani facciamo memoria, con pietà e vergogna, della strage fascista di migliaia di innocenti ad Addis Abeba nel 1937.

Per l’Etiopia lo Yekatit 12 è il solenne e doloroso Giorno dei Martiri.

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L’Etiopia e i sogni di Agitu

Le spoglie di Agitu Ideo Gudeta torneranno nella sua amata Etiopia. Grande Paese che l’aveva fatta soffrire e poi sperare. E ancora soffrire ultimamente per la guerra civile in Tigray, la regione del Nord, al confine con l’Eritrea . Guerra scoppiata in novembre e oscurata dal governo di Abiy Ahmed, premio Nobel per la pace 2019 per l’accordo con l’Eritrea che aveva posto fine a un sanguinoso conflitto.

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Gli affari con Libia ed Egitto

Giulio Regeni

I crimini umanitari, come i naufragi dei migranti e il loro respingimento nelle mani insanguinate dei libici, o come nel caso del giovane Regeni, ucciso il 26 gennaio 2016 per mano degli  egiziani, sono l’altra faccia degli affari.

Egitto e Libia, nonostante i crimini, continuano ad essere nostri privilegiati partner economici.

Per le armi, il petrolio, il gas e tante altre merci.

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Gli italiani e il massacro di Addis Abeba

Addis Abeba, il monumento allo Yekatit 12.

Ieri ad Addis Abeba, capitale dell’Etiopia, si è ricordato, con cerimonie, discorsi e preghiere, il “Giorno dei martiri”.

Ci riguarda direttamente, ma l’Italia dimentica.

Il 19 febbraio 1937, secondo il calendario etiope Yekatit 12, gli italiani, che avevano invaso il Paese, sanguinosamente conquistato nel maggio dell’anno precedente, diedero inizio alla strage di Addis Abeba.

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Lager libici: l’Italia finge di non sapere

Nulla è cambiato per i migranti detenuti nei lager libici. Ricatti, violenze, torture, morte continuano. L’ha ribadito nei giorni scorsi Antonio Guterres, Segretario generale delle Nazioni Unite nel suo periodico rapporto (datato 15 gennaio) al Consiglio di sicurezza sulla situazione in Libia. Ma l’Europa e l’Italia, che finanziano quei lager, fanno finta di nulla.

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L’accordo scandaloso con la Libia si rinnova

Come è possibile che l’Italia rinnovi l’accordo con la Libia sui migranti, che verrà confermato tacitamente il 2 novembre prossimo se una delle due parti non lo mette in discussione, quando le stesse autorità libiche sono sotto accusa per aver trasformato i centri di accoglienza in prigioni-lager dove si tortura e si uccide per estorcere denaro ai migranti?

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Il capo degli scafisti? Lo paghiamo noi

In questi giorni, due fatti clamorosi, apparentemente distanti, ci ricordano la medesima verità: che le politiche estere occidentali (anche le altre, ma parliamo delle nostre), ammantate di valori altisonanti, sono spesso delle manifestazioni del più squallido cinismo e che a pagarne il prezzo sono sempre i più deboli, le persone prive di tutto, i profughi.

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Le scuole trentine in Madagascar

Più che emozionati, sono incantati. Per quei bambini il primo giorno di scuola è un sogno che si realizza. Sanno che non tutti possono andarci. Sentono di essere dei privilegiati e ce la mettono tutta. Lo si vede dai loro gesti, dalla voglia di apprendere, dalla disciplina, dal rispetto reciproco e dalla gratitudine nei confronti degli insegnanti, degli adulti e degli anziani. La noia non esiste.

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Manuela, la seconda mamma di Delam. Una storia di buona accoglienza

Un giorno Samba Kebbeh, giovane proveniente dal Gambia e accolto come rifugiato nel paese di Valle San Felice, 260 abitanti, frazione del Comune trentino di Mori, disse a Manuela Ciaghi, volontaria: «In marzo si sposa mia sorella Delam. Noi non abbiamo un padre e nemmeno una madre. Io non posso andare in Gambia per accompagnarla

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Massacri italiani in terra d’Africa

Arrivano da noi su pericolanti e mortali barconi, a mani vuote. Ci spaventano perché sono poveri e magari perché sono neri. Abbiamo mai pensato a come invece siamo andati noi da loro? Noi bianchi, noi europei, noi italiani?

Ci siamo andati con le navi negriere, con le cannoniere, imbracciando fucili e mitragliatrici, con i bombardieri.

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Gli angeli e i demoni degli eritrei

Il calvario del popolo eritreo ha i suoi demoni e i suoi angeli. A guidare la schiera dei primi è Isaias Afewerki, il dittatore dell’Eritrea al potere da ventiquattro anni, vero principe delle tenebre, angelo caduto, liberatore del suo popolo e poi suo aguzzino, secondo un triste copione non raro nella storia dei movimenti di liberazione marxisti-leninisti.

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Zimbabwe, la marcia dei volontari. Dall’ospedale di St. Michael alla capitale Harare

La marcia dei volontari è durata due giorni e mezzo. Centoventi i chilometri percorsi a piedi dall’ospedale di St. Michael, nella savana dello Zimbabwe, alla capitale Harare.

A settembre l’inverno finisce e la primavera sprona gli alberi e gli arbusti a buttare foglie di un verde luminoso, quasi irlandese, che sfidano gioiose la lunga siccità.

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La vita che non si arrende. L’ospedale di Saint Michael in Zimbabwe

L’ospedale di St. Michael. (Foto Vincenzo Passerini)

L’ospedale della missione cattolica di Saint Michael, nel cuore della savana, dista due ore e mezzo di strada da Harare, capitale dello Zimbabwe, lo Stato che fu la colonialista Rhodesia del Sud.

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