Archivio dell'area tematica: Africa

No africani ben vestiti e in buona salute. “Come scrivere d’Africa”, di Binyavanga Wainaina (da “Granta” e “Internazionale”)

“Mai mettere in copertina (ma neanche all’interno) la foto di un africano ben vestito e in buona salute, a meno che quell’africano non abbia vinto un Nobel. Usate, piuttosto, immagini di persone a torso nudo con costole in evidenza.”

La rivista “Internazionale” ha riproposto questo articolo dello scrittore keniano Binyavanga Wainaina, pubblicato sulla rivista britannica “Granta” e poi da “Internazionale il 24 febbraio 2006 che prende in giro il nostro modo di vedere e raccontare l’Africa. Sono passati quasi vent’anni, ma, più o meno, siamo sempre lì.

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Thérèse Nyirabayovu, la piccola, grande, sconosciuta Schindler del Ruanda

Ruanda, i giorni del genocidio (immagine tratta dal sito internet della Società Missioni Africane; vedi).

Ricordiamo a trent’anni dal genocidio in Ruanda, che costò la vita a 800 mila persone, la storia, pressoché sconosciuta, di Thérèse Nyirabayovu, ostetrica, madre di sei figli, vedova, appartenente all’etnia hutu che salvò, a rischio della propria vita, 31 tutsi. La storia è tratta dal nostro libro “Tracce nella nebbia. Cento storie di Testimoni”. (VP)

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La Rete Yekatit 12 (19 febbraio). Da febbraio a maggio decine di appuntamenti in tutta Italia per raccontare il colonialismo italiano (dal sito di Lettera 22)

Memoria della strage di Addis Abeba commessa nel 1937 dall’esercito italiano fascista.

Da febbraio a maggio decine di appuntamenti in tutta Italia per raccontare il colonialismo italiano e le sue eredità, le resistenze e le voci delle diaspore.

Un articolo di Giuliano Battiston per Lettera 22 e il programma delle iniziative. C’è anche una proposta di legge, prima firmataria Laura Boldrini, per istituire il Giorno della memoria delle vittime del colonialismo italiano.

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Lampedusa, dieci anni dopo. L’amarezza di don Mussie Zerai: «Così la memoria dei 368 morti del 3 ottobre 2013 è stata tradita» (da “Avvenire”)

Don Mosè (Mussie) Zerai (da “Avvenire”).

«Don Mosè (Mussie) Zerai, sacerdote di origine eritrea e angelo dei profughi e dei rifugiati, allora accorse sull’isola, aiutò i superstiti e chiese di costruire un memoriale per le vittime, molte delle quali mai identificate.

È stato ed è il riferimento dei migranti del Corno imprigionati dai trafficanti o in difficoltà in mezzo ai flutti che chiamavano il suo numero e lui a sua volta denunciava le storie dei nuovi schiavi e segnalava alla guardia costiera la posizione dei natanti.

Fu il primo a denunciare gli stupri e le torture subite dai migranti eritrei ed etiopi nelle celle in Libia e in quelle nel deserto del Sinai.

Dieci anni dopo la strage, l’amarezza dell’angelo dei profughi che oggi vive in Canada: «Si è regrediti a un cinismo e a una indifferenza anche peggiori del clima di allora» (Paolo Lambruschi, “Avvenire”, 3 ottobre 2023)

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Parte finalmente su larga scala in Africa la vaccinazione contro la malaria che uccide un bambino ogni minuto

«La malaria uccide un bambino ogni minuto… In Africa si verificano il 95% dei casi mondiali di malaria e il 96% dei morti. Il programma di distribuzione del vaccino parte dai 12 Paesi africani più colpiti e privilegerà le aree dove il rischio per i bambini è più alto.

Nei prossimi anni coinvolgerà altri 16 Paesi africani (…)

Nel 2019, prima del virus si erano registrati 232 milioni di casi di malattia e 568 mila morti. Nel 2021, anno culminante del Covid, i casi di malaria sono saliti a 247 milioni, e i morti, addirittura, a 619 mila (…) I paesi ricchi sono stati privilegiati non solo nella somministrazione del vaccino anti Covid, ma anche nella profilassi e cura delle altre malattie. I più poveri sono stati accantonati negli anni del Covid.»

(Vincenzo Passerini)

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“Debre Libanos, i monaci uccisi dai fascisti” (di Vincenzo Passerini, “Vita trentina”, 18 maggio 2023)

Debre Libanos (Etiopia), maggio 1937: un gruppo di monaci ortodossi in attesa dell’esecuzione da parte dell’esercito italiano.

«Il massacro comincia il 20 maggio e si conclude il 29. Prima sono uccisi i monaci inabili e ammalati. Poi via via tutti gli altri, caricati a gruppi sui camion, portati ai bordi di un precipizio o di fosse comuni e mitragliati. I corpi coperti di terra.

I dati ufficiali italiani parlano di 452 uccisi, ma gli studiosi ritengono che siano tra i 1400 e i 2033. Altri saranno uccisi nei mesi seguenti, altri moriranno nei campi di concentramento.» (Vincenzo Passerini)

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L’associazione “Luogo Comune” tiene viva la testimonianza di Agitu, indimenticabile pastora

L’associazione “Luogo Comune” di Riva del Garda ha acquistato il piccolo rimorchio/bancarella con il quale Agitu, indimenticabile pastora, vendeva i suoi prodotti caseari ai mercati e lo utilizza per iniziative di comunità.

Il 17 maggio scorso, inoltre, ha promosso la presentazione del libro di Benedetta Capezzuoli “Il mondo di Agitu è anche il nostro” che inaugura una serie di incontri al femminile.

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La premier Meloni in Etiopia. Dimenticata la più sanguinosa guerra contemporanea dopo quella del Congo

Pensiero del giorno

 

SEMPRE PIÙ DIMENTICATE LE 800 MILA  VITTIME DEL TIGRAY

Etiopia, Tigray, sfollati (Ansa)

Il capo del governo italiano è in visita in Etiopia. Restituisce  la visita a Roma del febbraio scorso di Abiy Ahmed, premier etiope. Ma chi ricorda che in Etiopia, anche per gravissime responsabilità di Abiy Ahmed, c’è stata in questi due anni e mezzo, e non è del tutto finita malgrado gli accordi di pace, una spaventosa guerra civile che ha fatto 800 mila morti, in gran parte civili? La più sanguinosa guerra del nostro tempo dopo quella del Congo. Con crimini contro l’umanità denunciati da molte organizzazioni internazionali alle quali il premier etiope ha sempre vietato l’ingresso in Tigray.

Si veda il nostro editoriale su “Vita trentina” del 23 febbraio 2023 “Le vittime dimenticate del Tigray”.

Vittime sempre più dimenticate.

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“Le vittime dimenticate del Tigray”. La guerra più sanguinosa di questo secolo dopo quella del Congo (editoriale di Vincenzo Passerini su “Vita trentina”, 23 febbraio 2023)

«A un anno dall’inizio della barbara invasione dell’Ucraina da parte dell’esercito russo, le immani sofferenze subite dalla popolazione non conoscono fine. La pace sembra ancora lontana. In Etiopia, nella regione del Tigray (o Tigrè), la pace, per quanto fragile, è stata raggiunta nel novembre scorso dopo due anni di guerra. La guerra più sanguinosa di questo secolo dopo quella del Congo che papa Francesco ha denunciato con veementi parole nel suo recente viaggio nel martoriato paese. Le vittime nel Tigray sarebbero addirittura 800 mila, la maggior parte civili, secondo stime delle Nazioni Unite.» (Vincenzo Passerini)

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Yekatit 12, ovvero 19 febbraio: memoria della strage fascista di migliaia di innocenti etiopi (1937)

Particolare del monumento allo Yekatit 12 di Addis Abeba (da I. Campbell, “Il massacro di Addis Abeba”)

Il 19 febbraio, Yekatit 12 per gli etiopi, deve diventare una data in cui ogni anno anche noi italiani facciamo memoria, con pietà e vergogna, della strage fascista di migliaia di innocenti ad Addis Abeba nel 1937.

Per l’Etiopia lo Yekatit 12 è il solenne e doloroso Giorno dei Martiri.

(riproponiamo questo nostro articolo del 18 febbraio 2021)

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Basta arricchirsi con risorse e soldi sporchi di sangue! Le parole di papa Francesco in Congo dopo aver ascoltato le testimonianze delle vittime

La carezza di Papa Francesco a una donna vittima di violenze in Congo.

«Grazie. Grazie per il coraggio di queste testimonianze. Davanti alla violenza disumana che avete visto con i vostri occhi e provato sulla vostra pelle si resta scioccati. C’è solo da piangere, senza parole, rimanendo in silenzio. Bunia, Beni-Butembo, Goma, Masisi, Rutshuru, Bukavu, Uvira, luoghi che i media internazionali non menzionano quasi mai: qui e altrove tanti fratelli e sorelle nostri, figli della stessa umanità, vengono presi in ostaggio dall’arbitrarietà del più forte, da chi tiene in mano le armi più potenti, armi che continuano a circolare.» (Papa Francesco)

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Christophe Munzihirwa rifiutò la Mercedes di Mobutu. Storia del vescovo difensore dei deboli e martire nel Congo dei signori della guerra (da “Tracce nella nebbia”)

Christophe Munzihirwa (1926-1996)

“Mobutu, dittatore dello Zaire, oggi Repubblica Democratica del Congo, era solito regalare una Mercedes ai nuovi vescovi. Christophe Munzihirwa quando divenne vescovo nel 1986 la rifiutò. Chi “scuote le mani per non prendere doni di corruzione” abita presso il Signore, dice il profeta Isaia. Erano pochi i vescovi che scuotevano le mani. Munzihirwa non ebbe mai paura di dire la verità ai potenti e di difendere i deboli. (V. Passerini, da “Tracce nella nebbia. Cento storie di Testimoni”)

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Come gli europei si spartirono l’Africa. E Leopoldo II si prese il Congo (riproponiamo l’articolo pubblicato su questo blog il 16 marzo 2021)

Foto: Juergen Escher/Laif da “Congo” di D. Van Reybrouck

Negli ultimi decenni dell’800 i Paesi europei, passando per scontri politici e commerciali, corse e zuffe a chi arriva per primo e dichiara “questo è mio”, si spartirono l’Africa attraverso conferenze e trattati.

Come se tutto fosse cosa loro: le persone, gli animali, la terra, i fiumi, i monti, i laghi, l’aria… E l’immenso Congo divenne proprietà personale del re del Belgio.

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“I sommersi e i dimenticati”. I migranti scomparsi in mare e lo strazio delle madri e dei padri. Un reportage di Francesca Mannocchi per “La Stampa” (mentre in Italia è tornata la barbarie legalizzata)

Perché non li dovremmo salvare? Perché l’Italia crea gravi ostacoli a chi, come le navi delle Ong, vuol salvare bambini, giovani, famiglie che rischiano di annegare nel Mediterraneo? Perché questa barbarie legalizzata che ritorna dopo i famigerati decreti sicurezza? In nome di quali valori? Del blasfemo slogan di destra  “Dio, patria, famiglia”? Quale Dio? Quale patria? Quale famiglia? In mare annegano anche intere famiglie… Questi sono omicidi legalizzati.

In questo reportage per il quotidiano “La Stampa”, Francesca Mannocchi ci racconta dalla Tunisia lo strazio dei familiari di chi è partito e non ha dato più notizie… Partito da un Paese senza più futuro.

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Dall’archivio 2022 – L’indistruttibile speranza che muove il mondo: tre migranti viaggiano per 11 giorni dalla Nigeria alle Canarie (2.700 miglia nautiche) aggrappati al timone di una petroliera

La foto dei tre migranti è stata scattata da alcuni marinai.

Mentre il governo italiano di estrema destra vara norme che limitano le possibilità per le Ong di salvare in mare i migranti in pericolo di vita, la storia dei tre migranti aggrappati per tre giorni al timone di una nave ci ricorda quanto sia indistruttibile la speranza che muove il mondo. E che nessuna norma disumana può fermare.

La petroliera

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«Cresce la speranza negli Accordi di pace nel Tigray. Ma il popolo è stremato da altri conflitti ed emergenze umanitarie» (Agenzia Fides, 25 novembre 2022)

Pretoria (Sudafrica): la stretta di mano tra i rappresentanti delle due parti in conflitto al momento della firma dell’accordo di pace.

Nella notte tra il 3 e 4 novembre 2020 iniziava in Etiopia la guerra tra l’esercito federale e le milizie del Tigray, l’importante regione del Nord, al confine con l’Eritrea. Lo stesso esercito eritreo entrava in Etiopia a sostegno del governo etiope, retto dal premier Abiy. Il 2 novembre scorso, dopo due anni di sanguinoso conflitto, che ha provocato migliaia di morti, una gravissima emergenza umanitaria e 100 mila profughi, e dopo dieci giorni di intensi negoziati condotti dall’Unione Africana a Pretoria, in Sud Africa, è stato raggiunto uno storico accordo di pace tra le parti in conflitto. Ora si spera che l’accordo tenga, si aiutino le popolazioni e si spengano altri focolai di guerra nel Paese, come scrive l’Agenzia Fides (25 novembre 2022).

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La sanguinosa guerra civile in Etiopia: “La crisi nel Tigray fa paura all’Africa” (di Giulio Albanese)

Etiopia, Tigray, civili in fuga dalla guerra (www.vaticannews.va)

«Il conflitto del Tigray continua a mietere numerose vittime. Ad esempio, il 4 ottobre scorso, almeno 50 persone sono state uccise dopo che l’aviazione della Forza di difesa nazionale etiopica (Endf) ha bombardato una scuola che ospitava numerosi sfollati ad Adi Daero, nella regione del Tigray settentrionale…

D’altronde senza che sia consentito l’accesso di giornalisti indipendenti e con una presenza limitata di operatori umanitari internazionali, riuscire a monitorare lo scontro, ormai quotidiano tra gli opposti schieramenti, è assai arduo….» (Giulio Albanese, “L’Osservatore Romano”, 14 ottobre 2022)

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L’Africa produce solo il 4% delle emissioni globali, ma è il continente più devastato dai cambiamenti climatici “(da “Le Monde”)

«Secondo il Presidente del Gabon, “l’Africa avrebbe tutte le risorse necessarie a raggiungere una prosperità sostenibile, dalle risorse naturali, dalla terra, dall’impressionante biodiversità e dalla popolazione attiva più giovane e più numerosa del mondo. Tuttavia, come descrive il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (IPCC), l’Africa resta la più vulnerabile…”» (“Le Monde”)

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Recensione di “Tracce nella nebbia” su “Nigrizia”, mensile dei missionari Comboniani

La copertina di “Nigrizia”, giugno 2022 (vedi il sito www.nigrizia.it)

«Dedica a ciascun testimone due pagine: un breve ritratto, un promemoria per ritornare a riflettere su figure che hanno attraversato il nostro tempo e hanno lasciato più di qualche traccia.

Il valore aggiunto di questo libro – Passerini ha svolto la professione di bibliotecario e si vede – è che dedica un ampio spazio finale alle fonti a cui ha attinto l’autore e alle opere scritte dal testimone o sul testimone. »

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“Terra nostra, bene comune.” Un progetto educativo ispirato alla storia di Agitu Ideo Gudeta (ricordiamo questo bel progetto a due anni dalla tragica morte di Agitu – il 29 dicembre 2020)

Mercoledì 8 Giugno 2022, dalle 18.00 alle 19.30, presso la Biblioteca Civica di Rovereto, ci sarà la presentazione della guida “Terra nostra, bene comune” progetto educativo ispirato alla storia di Agitu Ideo Gudeta.

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Un anno fa ci lasciava, stroncato dal Covid, il missionario padre Paolo Angheben

L’8 maggio 2021 moriva in un ospedale di Addis Abeba, stroncato dal Covid e dalla sanità povera, padre Paolo Angheben, una vita dedicata all’Africa, al Vangelo, ai poveri. Missionario della Consolata, era nato a Riva di Vallarsa, in Trentino, il 28 dicembre 1946.

È stato un testimone esemplare di fraternità e di fede nel Vangelo di Gesù Cristo. Ha condiviso fino alla morte la sorte dei poveri che non possono godere di un sistema sanitario dignitoso. Lo ricordiamo con affetto e gratitudine.

La locandina della Celebrazione in suo ricordo domenica 8 maggio a Riva di Vallarsa.

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Desmond Tutu: una storica lezione di giustizia e umanità

L’arcivescovo anglicano Desmond Tutu (1931 – 2021).

Desmond Tutu, primo arcivescovo nero di Città del Capo, scomparso a 90 anni il 26 dicembre scorso, dopo aver combattutto con la nonviolenza l’apartheid presiedette la Commissione per la verità e la riconciliazione voluta da Mandela all’indomani della nascita del Sudafrica democratico.

Si trattò di una colossale operazione di giustizia e riconciliazione nella verità mai vista prima nella storia umana.

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Gurnah: “Scrivere serve anche a mostrare quello che può essere fatto diversamente”

Abdulrazak Gurnah

“Scrivere non riguarda un unico aspetto, non si concentra su questo o quel problema, su questo o quel timore, e siccome abbraccia la vita umana in un modo o in un altro, prima o poi la ferocia, l’amore e la debolezza diventano i suoi argomenti.

Sono convinto che scrivere serva inoltre a mostrare quello che può essere fatto diversamente, quello che sfugge al duro e cieco occhio del dominatore, quello che rende le persone, per quanto piccole di statura, sicure di sé stesse e immuni al disprezzo altrui.” (A. Gurnah)

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I cimiteri di Zarzis, tombe senza nome

Chamseddine Marzoug nel “Cimitero degli sconosciuti” da lui creato e curato (foto kapitalis.com).

Vive nella città di Zarzis, sulla costa tunisina nei pressi del confine libico, un uomo, Chamseddine Marzoug, che da dieci anni seppellisce i migranti morti nei naufragi e restituiti dal mare alla terra.

Prima che la pietà lo vincesse, i corpi finivano in fosse comuni.

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Le nostre vite hanno importanza! Malaria, cosa vuol dire avere un vaccino: un svolta storica

Foto nigrizia.it

Il vaccino è come la libertà: bisogna non averlo per apprezzarlo. Bisogna vivere nell’Africa subsahariana per sapere cosa vuol dire non avere un vaccino contro la malaria. E vedere migliaia e migliaia di bambini morire ogni anno di questa malattia.

Ecco perché l’annuncio, fatto il 6 ottobre scorso, da parte dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) che è stato approvato il primo vaccino contro la malaria è di portata storica.

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Valori umani, non solo medaglie d’oro

Eseosa Fausto Desalù (foto repubblica.it)

“Mia madre mi ha insegnato a rispettare  le regole. Si vive con le leggi che ci sono, servono a tenere viva una società e io non mi metto a giudicarle, però posso dire che per un bimbo italiano, nato qui, cresciuto qui è doloroso essere messo in pausa. Io aspettavo i 18 anni come il primo dei miei tanti traguardi, altri possono vivere quel limite come una esclusione”.

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“L’Africa nella coscienza degli italiani”, 1992 (I libri scomodi di Angelo Del Boca – 3)

“Quale eredità ha lasciato l’esperienza coloniale dell’Italia in Africa, che si concluse con la sconfitta del 1943?

Un bilancio complessivamente fallimentare, una memoria storica parziale e distorta, il permanere di sacche di disinformazione, ignoranza e malafede, con un mito duro a morire, quello della “diversità” del colonialismo italiano, “più buono” degli altri.

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Storia, maestra di vita. O di menzogna (Ricordo di Angelo Del Boca)

Angelo Del Boca (1925-2021)

La storia sarà forse maestra di vita.

Di sicuro è maestra di menzogna. Soprattutto la storia dei popoli vinti, schiacciati, sterminati scritta dai vincitori. E che, ieri come oggi, nasconde crimini ed esalta false glorie.

Il compito di un vero storico è, allora, quello di smascherare le menzogne degli storici che lo hanno preceduto e restituirci le verità nascoste.

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I libri scomodi di Angelo Del Boca (1)

“La guerra chimica scatenata dal fascismo in Etiopia rimane uno dei capitoli più oscuri e controversi del nostro recente passato: questo volume, nel fornirne una ricostruzione rigorosamente scientifica, intende costituire anche una sorta di deterrente contro le facili riabilitazioni del regime mussoliniano”. (dalla quarta di copertina).

1^ edizione 1996

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