Stragi in Africa, l’Italia chieda scusa

Festa della Repubblica, viva la Repubblica. Grazie al cielo.

Ma con tutti i discorsi e le medaglie profusi in 75 anni di celebrazioni, la Repubblica non è stata ancora capace di ammettere le responsabilità dell’Italia nelle stragi coloniali in Africa.

Come quella di Debre Libanos, in Etiopia, consumata tra il 20 e il 29 maggio 1937 è che costò la vita a 2000 monaci cristiani, per lo più giovanissimi, della chiesa ortodossa etiope, massacrati dall’esercito italiano fascista su ordine di Mussolini e Graziani.

Una strage di una barbarie sconvolgente.

Ricordare, ammettere responsabilità, chiedere scusa, risarcire, cambiare: questo ci si attende per riparare, almeno in minima parte, quegli atroci crimini commessi in nome del popolo italiano.

Ma nulla di tutto questo è stato fatto in 75 anni di storia repubblicana.

Ieri il presidente americano Joe Biden è andato a Tulsa, in Oklahoma, e ha commemorato il centesimo anniversario del massacro di 300 afroamericani da parte dei suprematisti bianchi. La prima volta di un presidente degli Stati Uniti. Ma è arrivata.

Biden ha detto che “oggi il suprematismo bianco è la minaccia più letale per il paese” e che bisogna “riflettere sulle profonde radici del terrore razziale e impegnarsi nel lavoro di sradicamento del razzismo sistemico in tutto il Paese”, perché “l’odio non è mai sconfitto, si nasconde soltanto”.

Dichiarazioni degne di un paese democratico e alle quali potremmo ispirarci anche noi.

 

 

Il 28 maggio scorso la Germania, per bocca del ministro degli esteri Heiko Maas, ha riconosciuto le proprie responsabilità nel genocidio delle popolazioni herero e nama in Namibia tra il 1904 e il 1908.

Per quanto sia stata criticata come del tutto insufficiente, e anche inadeguata, dai discendenti di quelle popolazioni, la dichiarazione di Maas, dopo tanto silenzio, è un passo significativo: “Qualificheremo questi eventi per quello che sono dalla prospettiva odierna: un genocidio. E alla luce della nostra responsabilità storica e morale chiederemo perdono alla Namibia e agli eredi delle vittime per le atrocità commesse, come gesto di riconoscimento delle immense sofferenze inflitte”. Parole che potrebbero ispirare anche noi italiani.

Il 27 maggio il presidente francese, Emmanuel Macron, si è recato in visita in Rwanda e ha dichiarato “Vengo qui a riconoscere le nostre responsabilità” nel genocidio del 1994 che vide il massacro di 800 mila persone, per lo più Tutsi, o Hutu non fanatici. Le responsabilità erano del governo Mitterand, socialista, l’ammissione è la prima di un presidente.

La Francia ha dato vita a una commissione di studio che lo scorso mese di marzo ha consegnato un rapporto di 1200 pagine che dimostra tali responsabilità con prove “pesanti e schiaccianti”.

Solo l’Italia fa finta di nulla. Chiacchiere, sì, ce ne sono state in questi anni e mesi.

L’ex ministra della difesa Roberta Pinotti, del Pd, aveva promesso un gruppo di studio sulla strage di Debre Libanos, come quello francese. È stata al ministero 4 anni, risultato: nulla.

L’attuale ministro della difesa, Lorenzo Guerini, pure del Pd, nel febbraio scorso annunciò che si sarebbe recato a Debre Libanos per “rendere omaggio alle vittime e alla verità”. L’anniversario è passato e non si è sentita una parola dal ministro.

Forse il presidente Mattarella potrebbe dire le parole necessarie prima di concludere il suo mandato.

Nel marzo 2016 si recò in Etiopia e strinse la mano ai partigiani etiopi che avevano difeso il paese dall’invasione italiana. Un bel gesto.

Ma occorrono le parole chiare e inequivocabili dell’assunzione di responsabilità, occorrono le scuse, i risarcimenti, le restituzioni dei beni artistici rubati agli etiopi dall’esercito italiano e mai restituiti.

Parole e gesti obbligatori e non più rinviabili da parte di una Repubblica democratica e antifascista.

 

Pubblicato sul quotidiano “l’Adige” il 4 giugno 2021.

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Su itlodeo.info vedi anche:

Massacri italiani in terra d’Africa

Gli italiani e il massacro di Addis Abeba

Yekatit 12, ovvero 19 febbraio, memora della strage fascista di migliaia di innocenti etiopi (1937)