Archivio dell'area tematica: Chiesa cattolica

Sangue innocente (“L’Osservatore Romano”, 17 maggio 2021)

L’Osservatore Romano, 17 maggio 2021.

«Quella che vedete in questa prima pagina è una foto scioccante. È un pugno sullo stomaco. Pubblicarla oggi è stata una scelta sofferta. Non è una foto di ieri o di oggi. È uno scatto della scorsa settimana. Quando l’avevamo vista, è stata oggetto di riflessione e discussione. Andava pubblicata una fotografia con i volti riconoscibili e strazianti di due bambini, distesi nella barella sotto gli sguardi disperati dei loro genitori?

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L’omertà di casa nostra e il coraggio di Livatino

Rosario Livatino con i genitori, Rosalia e Vincenzo.

Domenica 9 maggio è stato beatificato ad Agrigento il giudice Rosario Livatino ucciso dalla mafia il 21 settembre 1990.

Un momento di festa intenso e commovente.

E di riflessione.

Anche per noi trentini, alle prese con una inquietante inchiesta della Procura sulle infiltrazioni della ‘ndgrangheta, una delle mafie più pericolose, nella nostra società.

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Un piatto di sardine

Padre Paolo Angheben (1946-2021)

È tempo di svegliarvi dal sonno (Romani 13,11) è il grido che all’inizio dell’avvento la Scrittura fa risuonare per tutti noi. Più ci penso vedo quanto sia urgente. Dormiamo beatamente ammaliati dai tanti saltimbanchi, che vomitano insulti e volgarità, menzogne e irrisioni, che invocano carri armati e ruspe per impaurire, dominare e sfruttare.” (Padre Paolo Angheben)

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Coscienza e resistenza, una seria autocritica

Il 25 aprile abbiamo ricordato i resistenti. Con ammirazione e gratitudine. Il giorno dopo chiediamoci: perché furono così pochi? Perché ci vollero la guerra, i bombardamenti e gli alleati per risvegliare le coscienze? Perché la Chiesa si adeguò alla dittatura fascista? E i pochi leader politici cattolici antifascisti furono costretti all’esilio?   Perché durante il

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“La messa incompiuta di monsignor Romero” (Jon Sobrino)

«Monsignor Romero pronunciò la sua ultima omelia il 24 marzo 1980 nella cappella dell’ospedale della Divina Provvidenza, davanti ai malati di cancro.

Nel “piccolo ospedale” era solito preparare le sue omelie domenicali basandosi su libri di teologia biblica, relazioni sulle violazioni dei diritti umani e ogni altra fonte riguardante la povertà del popolo.

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La vera riforma di Francesco

“Avete il novo e ‘l vecchio Testamento, / e ‘l pastor de la Chiesa che vi guida; / questo vi basti a vostro salvamento.”

Così Beatrice nel quinto canto del “Paradiso”. Ogni riforma nel cristianesimo, e Dante era uno spirito riformatore, è un ritorno all’essenziale. Alla Scrittura. Gli otto anni di pontificato di Francesco sono segnati soprattutto da questo ritorno all’essenziale. Al Vangelo.

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Yekatit 12, ovvero 19 febbraio: memoria della strage fascista di migliaia di innocenti etiopi (1937)

Particolare del monumento allo Yekatit 12 di Addis Abeba (da I. Campbell, “Il massacro di Addis Abeba”)

Il 19 febbraio, Yekatit 12 per gli etiopi, deve diventare una data in cui ogni anno anche noi italiani facciamo memoria, con pietà e vergogna, della strage fascista di migliaia di innocenti ad Addis Abeba nel 1937.

Per l’Etiopia lo Yekatit 12 è il solenne e doloroso Giorno dei Martiri.

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La vera rivoluzione di Vittorio Bachelet e quella falsa delle Brigate Rosse (che lo uccisero il 12 febbraio 1980)

Vittorio Bachelet (1926-1980)

La sera prima che venisse assassinato dalle Brigate Rosse, Vittorio Bachelet si trovava con Achille Ardigò, amico e importante intellettuale cattolico – che ricordò l’episodio tre anni dopo, nel 1983, alla scuola estiva di politica della Lega Democratica a Brentonico, in Trentino – in casa di comuni amici, “tutte persone molto addentro alle cose della politica”.

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La solidarietà è marchiata a fuoco nella Costituzione (Primo editoriale sul settimanale diocesano “Vita Trentina”, giovedì 4 febbraio 2021)

L’ex macello di Mori Stazione, vicino a Rovereto, dove è morto Maati. (Foto di Gianni Zotta per “Vita Trentina”)

“Non può passare lo schema per cui le istituzioni pubbliche buttano in strada le persone, o ve le lasciano, e che ci pensino la Chiesa o i volontari e le loro associazioni, che per fortuna ci sono e si danno seriamente da fare.

La solidarietà è un dovere vincolante per le istituzioni, non un optional. E solidarietà verso tutti gli esseri umani, senza distinzione.”

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(Coltivare la memoria) – Massimo Fini sbaglia: il cardinale Martini denunciò la corruzione prima di Mani Pulite (Lettera al “Fatto Quotidiano” non pubblicata – 2012)

«Al direttore Marco Travaglio.

Su “Il Fatto Quotidiano” del 4 settembre 2012, Massimo Fini, riprendendo un suo lontano articolo pubblicato sull’ “Indipendente” il 27 gennaio 1993, accusava il cardinale Martini di aver parlato in ritardo, “fuori tempo massimo”, di corruzione e rinnovamento della politica:

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110 anni fa nasceva Josef Mayr-Nusser che morì per aver rifiutato il giuramento a Hitler

Josef Mayr-Nusser

Bolzano, 27 dicembre 1910 – Erlangen (Germania), 24 febbraio 1945

 

Josef Mayr-Nusser con la moglie Hildegard e il figlio Albert nato nel 1944.

 

“Josef Mayr-Nusser è stato il primo obiettore di coscienza, cattolico, nel nostro Paese … Il suo gesto, come quello di Tommaso Moro, che aveva letto e amava, e come quello di Franz Jägerstätter, rappresenta il riscatto delle paure di tanti cristiani, anche buoni, ma rassegnati di fronte al fascismo e al nazismo.”

Paolo Giuntella

 

(citato da Francesco Comina in L’uomo che disse no a Hitler. Josef Mayr-Nusser, un eroe solitario, Il Margine 2014, p. 127).

 

Domenica 27 dicembre 2020 alle 23.50 su Rai Storia (canale 54 del digitale terrestre) va in onda il docufilm “Josef Mayr-Nusser. Testimonianza di fede e di coraggio“.

 

 

Vai alla pagina speciale Josef Mayr-Nusser.

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Dorothy Stang, intrepida sorella d’Amazzonia

Dorothy Stang

La voce del capo indigeno Raoni Metuktire e del grande fotografo Sebastiäo Salgado si è alzata in questi giorni in difesa dei popoli amazzonici a rischio di sterminio per il coronavirus.

Dell’Amazzonia, Dorothy Stang fu l’intrepida “sorella”.

Quando il 10 dicembre 2004 gli avvocati brasiliani per i diritti umani la premiano con la medaglia Chico Mendes,

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Franz Jägerstätter, il testimone solitario

Franz Jägerstätter

Nel paesino austriaco di St Radegund, in Alta Austria, nel distretto di Braunau, domani si ricorderà un grandissimo uomo, il contadino Franz Jägerstätter.

Contro la legge e contro tutti, fece ciò che la sua coscienza gli imponeva: convinto che la guerra nazista fosse incompatibile con il Vangelo, rifiutò l’arruolamento nella Wermacht e il 9 agosto 1943 fu decapitato nel carcere di Berlino Tegel.

Lasciò la moglie, Franziska, e tre figliolette, la più grande di sei anni.

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Josef Mayr-Nusser, la coscienza contro lo spirito del tempo

Josef Mayr-Nusser col figlio Albert.

Soffia dall’Est un vento neonazista. Porta un veleno che mescola odio per lo straniero, razzismo, antisemitismo, nazionalismo, i quattro funesti ingredienti che hanno ucciso mezze democrazie europee del Novecento e milioni di esseri umani. Vi ha aggiunto l’odio per l’Islam.

È in questo contesto che il 24 febbraio ricorderemo il 73° anniversario della morte di Josef Mayr-Nusser, un giovane padre di famiglia sudtirolese che ebbe il coraggio, in un mondo ammutolito, di proclamare forte il suo rifiutodi giurare fedeltà a Hitler,pagando con la vita la sua ribellione.

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Venga nella bidonville del Trentino. Lettera aperta all’arcivescovo di Trento, Lauro Tisi

L’interno di un contaniner del campo profughi di Marco. (Foto V. Passerini)

Domenica 14 gennaio la Chiesa cattolica ha celebrato la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato. Lei l’ha ricordata con parole piene di spirito evangelico. Così è accaduto in altre chiese, almeno in quelle dove i profughi non sono ignorati, se non disprezzati.

Io sono andato a trovare i profughi al campo di accoglienza di Marco di Rovereto. Sono 234, stipati come sardine in diciassette container, quattordici persone per ogni ontainer, tranne uno che ne ospita otto.

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La lunga avventura di Luigi Pedrazzi

Luigi Pedrazzi, scomparso il 27 giugno 2017 a 89 anni (avrebbe compiuto i novanta il 24 settembre), è stato uno dei protagonisti di quella fucina bolognese di cultura politica che ha dato per mezzo secolo contributi decisivi al rinnovamento dell’Italia, dalla fondazione della rivista Il Mulino nel 1951, alla quale si aggiunse tre anni dopo l’omonima casa editrice, fino alla nascita dell’Ulivo di Romano Prodi nel 1995.

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Don Milani a 50 anni dalla morte. Uno dei pochi rivoluzionari veri

In un paese ricco di rivoluzionari finti o mediocri, don Lorenzo Milani è stato uno dei pochi rivoluzionari veri.

E oggi, a cinquant’anni dalla sua morte, papa Francesco, a suo modo un rivoluzionario anche lui, si reca sulla sua tomba nel paesino di Barbiana in Toscana a rendergli omaggio. Non è vero che non accade mai niente di nuovo sotto il sole. Accade, accade.

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Nessuno gridò: basta! Qualcuno gridò: ora basta! Don Milani e il primato della coscienza

Nell’estate del 2001 i fatti di Genova dimostrarono quanto il culto dell’obbedienza anche di fronte all’ordine disumano fosse ancora ben radicato nel nostro paese.

Quanto poca strada avevamo fatto sul fronte della maturazione delle coscienze, non solo rispetto ai crimini commessi dal nostro esercito durante le guerre coloniali e la seconda guerra mondiale, ma anche rispetto al grande dibattito che a partire dal 1965 aveva accompagnato la Lettera ai cappellani militari toscani e la Lettera ai giudici di don Lorenzo Milani.

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Sunday Bloody Sunday. La domenica di sangue di padre Edward Daly

Quell’immagine si scolpì per sempre nel cuore di tanti.

Una strada di città.

Ai lati, in primo piano e di spalla, dei militari spianano il mitra verso quattro persone che avanzano di corsa portando un corpo, e davanti a loro un uomo apre le braccia come a proteggerle e sventola agitato un fazzoletto bianco insanguinato.

 

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L’utopista Tommaso Moro patrono dei politici

L’inglese Thomas More, per gli italiani Tommaso Moro, è uno dei grandi padri dell’Europa. Lo ricordiamo nell’anniversario della morte, avvenuta sul patibolo il 6 luglio del 1535.

Fu l’autore di “Utopia”, un piccolo libro uscito verso la fine del 1516, esattamente cinque secoli fa, e destinato ad entrare per sempre, sconvolgendolo, nell’immaginario politico perché conteneva una critica spietata della società del tempo e la prefigurazione di una società ideale, del tutto opposta alla esistente.

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Judit, Reginette e le altre sorelle

Le 4 suore uccise (Foto di “Avvenire”)

Avevano nomi leggeri, come di danzatrici: Judit, Reginette, Anselm, Marguerite.

Erano suore di Madre Teresa di Calcutta e assistevano disabili e anziani in una casa di cura ad Aden, in Yemen, il Paese più povero del Vicino Oriente.

Il 4 marzo scorso un gruppo terroristico, probabilmente jihadista, irrompe nella casa di cura e le massacra, insieme ad altre dodici persone, dipendenti e collaboratori.

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Quante orecchie, quanti morti?

«Quante orecchie deve avere un uomo prima di poter sentire la gente piangere? E quanti morti ci vorranno prima che egli sappia che troppi sono morti? E quante volte può voltare la testa fingendo di non vedere?».

Si canta Blowin’ in the Wind di Bob Dylan alla partenza della fiaccolata della pace che inaugura l’anno nuovo a Canal San Bovo, tra i monti della bella Valle del Vanoi.

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