Archivio dell'area tematica: Colonialismo

“L’Africa nella coscienza degli italiani”, 1992 (I libri scomodi di Angelo Del Boca – 3)

“Quale eredità ha lasciato l’esperienza coloniale dell’Italia in Africa, che si concluse con la sconfitta del 1943?

Un bilancio complessivamente fallimentare, una memoria storica parziale e distorta, il permanere di sacche di disinformazione, ignoranza e malafede, con un mito duro a morire, quello della “diversità” del colonialismo italiano, “più buono” degli altri.

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Storia, maestra di vita. O di menzogna (Ricordo di Angelo Del Boca)

Angelo Del Boca (1925-2021)

La storia sarà forse maestra di vita.

Di sicuro è maestra di menzogna. Soprattutto la storia dei popoli vinti, schiacciati, sterminati scritta dai vincitori. E che, ieri come oggi, nasconde crimini ed esalta false glorie.

Il compito di un vero storico è, allora, quello di smascherare le menzogne degli storici che lo hanno preceduto e restituirci le verità nascoste.

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I libri scomodi di Angelo Del Boca (1)

“La guerra chimica scatenata dal fascismo in Etiopia rimane uno dei capitoli più oscuri e controversi del nostro recente passato: questo volume, nel fornirne una ricostruzione rigorosamente scientifica, intende costituire anche una sorta di deterrente contro le facili riabilitazioni del regime mussoliniano”. (dalla quarta di copertina).

1^ edizione 1996

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Come gli europei si spartirono l’Africa. E Leopoldo II si prese il Congo

Foto: Juergen Escher/Laif da “Congo” di D. Van Reybrouck

Negli ultimi decenni dell’800 i Paesi europei, passando per scontri politici e commerciali, corse e zuffe a chi arriva per primo e dichiara “questo è mio”, si spartirono l’Africa attraverso conferenze e trattati.

Come se tutto fosse cosa loro: le persone, gli animali, la terra, i fiumi, i monti, i laghi, l’aria… E l’immenso Congo divenne proprietà personale del re del Belgio.

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Yekatit 12, ovvero 19 febbraio: memoria della strage fascista di migliaia di innocenti etiopi (1937)

Particolare del monumento allo Yekatit 12 di Addis Abeba (da I. Campbell, “Il massacro di Addis Abeba”)

Il 19 febbraio, Yekatit 12 per gli etiopi, deve diventare una data in cui ogni anno anche noi italiani facciamo memoria, con pietà e vergogna, della strage fascista di migliaia di innocenti ad Addis Abeba nel 1937.

Per l’Etiopia lo Yekatit 12 è il solenne e doloroso Giorno dei Martiri.

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Gli italiani e il massacro di Addis Abeba

Addis Abeba, il monumento allo Yekatit 12.

Ieri ad Addis Abeba, capitale dell’Etiopia, si è ricordato, con cerimonie, discorsi e preghiere, il “Giorno dei martiri”.

Ci riguarda direttamente, ma l’Italia dimentica.

Il 19 febbraio 1937, secondo il calendario etiope Yekatit 12, gli italiani, che avevano invaso il Paese, sanguinosamente conquistato nel maggio dell’anno precedente, diedero inizio alla strage di Addis Abeba.

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Le scuole trentine in Madagascar

Più che emozionati, sono incantati. Per quei bambini il primo giorno di scuola è un sogno che si realizza. Sanno che non tutti possono andarci. Sentono di essere dei privilegiati e ce la mettono tutta. Lo si vede dai loro gesti, dalla voglia di apprendere, dalla disciplina, dal rispetto reciproco e dalla gratitudine nei confronti degli insegnanti, degli adulti e degli anziani. La noia non esiste.

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Massacri italiani in terra d’Africa

Arrivano da noi su pericolanti e mortali barconi, a mani vuote. Ci spaventano perché sono poveri e magari perché sono neri. Abbiamo mai pensato a come invece siamo andati noi da loro? Noi bianchi, noi europei, noi italiani?

Ci siamo andati con le navi negriere, con le cannoniere, imbracciando fucili e mitragliatrici, con i bombardieri.

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Sunday Bloody Sunday. La domenica di sangue di padre Edward Daly

Quell’immagine si scolpì per sempre nel cuore di tanti.

Una strada di città.

Ai lati, in primo piano e di spalla, dei militari spianano il mitra verso quattro persone che avanzano di corsa portando un corpo, e davanti a loro un uomo apre le braccia come a proteggerle e sventola agitato un fazzoletto bianco insanguinato.

 

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Ieri l’Irlanda, oggi l’Africa. Grandi carestie e grandi ingiustizie

Dublino, il “Famine Memorial” in St. Stephen’s Green (commons.wikimedia.org)

Una donna scheletrita, appoggiandosi a un bastone, porge una ciotola a un’altra donna, seduta, sfiancata. Accanto a loro un uomo, ritto sulle punte dei piedi, alza le braccia al cielo, sottili e diritte come frecce, implorando. Un cane è accovacciato, la testa piegata.

Sembra un’immagine del Sudan di questi giorni.

È il monumento bronzeo, realizzato da Edward Delaney, che si può vedere in St. Stephen’s Green, il parco principale di Dublino, dedicato alla grande carestia, la Great Famine, che tra il 1845 e il 1850 provocò in Irlanda un milione di morti, forse un milione e mezzo.

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La vita che non si arrende. L’ospedale di Saint Michael in Zimbabwe

L’ospedale di St. Michael. (Foto Vincenzo Passerini)

L’ospedale della missione cattolica di Saint Michael, nel cuore della savana, dista due ore e mezzo di strada da Harare, capitale dello Zimbabwe, lo Stato che fu la colonialista Rhodesia del Sud.

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