Ieri l’Irlanda, oggi l’Africa. Grandi carestie e grandi ingiustizie

Dublino, il “Famine Memorial” in St. Stephen’s Green (commons.wikimedia.org)
Una donna scheletrita, appoggiandosi a un bastone, porge una ciotola a un’altra donna, seduta, sfiancata. Accanto a loro un uomo, ritto sulle punte dei piedi, alza le braccia al cielo, sottili e diritte come frecce, implorando. Un cane è accovacciato, la testa piegata.
Sembra un’immagine del Sudan di questi giorni.
È il monumento bronzeo, realizzato da Edward Delaney, che si può vedere in St. Stephen’s Green, il parco principale di Dublino, dedicato alla grande carestia, la Great Famine, che tra il 1845 e il 1850 provocò in Irlanda un milione di morti, forse un milione e mezzo.
Confesso di essere stato contagiato anch’io dall’entusiasmo irlandese per lo storico accordo sulla Costituzione dell’Unione europea. Sia perché, essendo in questo periodo a Dublino, ho vissuto da vicino questo semestre di presidenza irlandese dell’Unione conclusosi con questo brillantissimo risultato



“Tante stelle un unico cielo. La risposta della società e della Chiesa alla paura dello straniero”.




La rivista Il Margine, mensile dell’associazione Oscar A. Romero, e l’associazione Rosa Bianca hanno organizzato a Villa S. Ignazio a Trento dal 4 al 5 ottobre 1997 un seminario sul tema “La ‘memoria pericolosa’ di Giuseppe Dossetti” a un anno dalla scomparsa del grande monaco e politico.




La sentenza della Corte di Cassazione che ha rimandato a casa i grandi mafiosi, condannati per alcuni dei più gravi delitti degli anni ’80, ha ricordato agli italiani, in piena guerra del Golfo, che, loro, una guerra ce l’hanno in casa da anni, sanguinosa spietata, con le vittime che si contano a migliaia (bambini non esclusi), con i suoi funerei bollettini quotidiani, i suoi imponenti traffici alle spalle, e, cosa più tragica, nessuno spiraglio di pace all’orizzonte. (Nella foto: Leoluca Orlando)







