Archivio della parola chiave: Liliana Segre

Liliana Segre all’Anpi sull’aggressione russa all’Ucraina: “Non è concepibile nessuna equidistanza”

Ucraina, abitazioni civili bombardate.

In un videomessaggio al congresso nazionale dell’Anpi (Associazione nazionale partigiani d’Italia), la senatrice a vita Liliana Segre, sopravvissuta al lager nazista e simbolo morale della resistenza al nazifascismo, ha condannato l’aggressione immotivata e ingiustificabile contro la sovranità dell’Ucraina”, ha ricordato il diritto-dovere alla resistenza, e ha ribadito che “non è concepibile nessuna equidistanza” tra esercito russo invasore e resistenza ucraina. Parole che suonano anche come una esplicita condanna delle sconcertanti posizioni equidistanti sull’invasione dell’Ucraina pronunciate dal presidente dell’Anpi, Gianfranco Pagliarulo.

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Liliana Segre presidente della Commissione contro il razzismo: “Una piccola pietra”

«Devo dire che sono molto emozionata. Mi faccio da sola un grande coraggio per iniziare questo percorso, visto che ho 90 anni. Il linguaggio dell’odio è una cosa che mi ha ferito tutta la vita. Ho cominciato molto presto a sentire le parole dell’odio, se posso concludere la mia vita mettendo una di quelle piccole pietre che nei cimiteri ebraici si mettono sulle tombe per dire ‘io sono venuto a trovarti’, bene. Anche questo inizio di commissione è una piccola pietra.»
 

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Sette pensieri di Natale

Sul presepe, accanto alla capanna dove, privati di ogni altra accoglienza, hanno trovato rifugio Maria, Giuseppe e il Bambino, metteremo quest’anno sette pensieri di altrettanti testimoni e autori, tratti da libri che vale la pena leggere o rileggere. Gli ospiti della capanna, presto perseguitati dal potere e costretti a fuggire dal loro paese, ben comprenderanno.

Cominciamo con un pensiero di Primo Levi, testimone di Auschwitz e grande scrittore. Da mandare a memoria:

A molti, individui o popoli, può accadere di ritenere, più o meno consapevolmente, che ‘ogni straniero è nemico’. Per lo più questa convinzione giace in fondo agli animi come una infezione latente; si manifesta solo in atti saltuari e incoordinati, e non sta all’origine di un sistema di pensiero. Ma quando questo avviene, quando il dogma inespresso diventa premessa maggiore di un sillogismo, allora al termine della catena sta il Lager. Esso è il prodotto di una concezione del mondo portata alle sue estreme conseguenze con rigorosa coerenza: finché la concezione sussiste, le conseguenze ci minacciano. La storia dei campi di distruzione dovrebbe venire intesa da tutti come un sinistro segnale di pericolo.

(Dalla prefazione a “Se questo è un uomo”, 1947).

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