«La speranza che muove il mondo. Umanità migrante», il nuovo libro di V. Passerini

Nella foto di copertina un profugo siriano colto dall’obiettivo di Stefano Calzà a Bihac, in Bosnia Erzegovina, lungo la rotta balcanica, nel 2022.

È uscito il nuovo libro di Vincenzo Passerini, La speranza che muove il mondo. Umanità migrante (ViTrenD, Trento, pp. 206, euro 16).

“Un’indistruttibile speranza spinge da sempre i migranti ad affrontare i pericoli. L’ignoto. Il salto nel buio. Per lasciarsi alle spalle guerre, persecuzioni, miserie, mancanza di futuro. E cercare vita e futuro altrove.

È questa indistruttibile speranza che muove il mondo. E che lo salva. Sì. Le nostre società che salvano e accolgono i profughi e che si aprono ai migranti saranno salvate da loro.”

In questa pagina speciale:

L’Indice del libro e il Prologo “L’ALBA DELLA SPERANZA”

 

Vedi anche La speranza che muove il mondo

 

 

Prologo

L’ALBA DELLA SPERANZA

di Vincenzo Passerini

 

Nell’ampio pianoro di Laetoli coperto di ceneri, due o forse tre ominini camminano. A una ventina di chilometri il vulcano Sadiman fuma ancora, ma non fa più paura. Altre nuvole scure coprono il cielo, cade una leggera pioggia.

Gli ominini[1] lasciano le loro impronte nel fango. Presto il sole torna a splendere, secca la terra, solidifica le impronte. A un certo punto il vulcano si risveglia, nuove ceneri ricoprono le impronte scolpite nella terra. Per qualche giorno la pioggia vulcanica si ripete. Ora uno strato di venti centimetri di tufo ricopre le orme. Il tufo è un formidabile conservatore del passato.

Passano centinaia, migliaia, centinaia di migliaia di anni, all’incirca 3 milioni e 700 mila anni. Un’erosione riporta alla luce alcune di queste impronte. Un giorno, a metà degli anni Settanta del secolo scorso, alcuni archeologi che stanno facendo ricerche in quel territorio, che fa parte della Tanzania, le scoprono.

Scavano ancora, trovano altre decine di orme della camminata dei due, o forse tre, ominini. Erano esseri ancora scimmieschi, ma i loro piedi si rivelano assomiglianti ai nostri. Arrampicano, ma sanno anche camminare bene.

Le impronte di Laetoli, il più antico documento del nostro infinito camminare, spostarci, migrare, evolvere sono il nostro marchio primordiale.

Le prime specie umane comparvero in Africa, nell’Etiopia settentrionale, 6 milioni circa di anni fa. L’Etiopia, questo bellissimo e tormentato paese, che noi italiani invademmo con l’esercito, è la casa natale di tutta l’umanità.

Per 4 milioni e mezzo di anni, tre quarti della sua storia, l’umanità rimase esclusivamente in Africa, evolvendo di continuo mentre si espandeva nella regione del Corno d’Africa, in quella del lago Ciad, in Kenya, in Tanzania, in Sudafrica, lungo quella che viene chiamata la Great Rift Valley, la Grande fossa tettonica. A muoverla erano gli eventi climatici, talvolta catastrofici, la crescita demografica, il bisogno di nuova cacciagione e di prodotti spontanei della natura, le contese e i conflitti.

Più l’umanità camminava e più evolveva. Perché scopriva cose nuove, era costretta a misurarsi con nuove difficoltà che la costringevano a superarsi, incontrava altri esseri simili da cui imparare e a cui insegnare. E incrociandosi con loro si rafforzava anche dal punto di vista biologico oltre che da quello culturale. I matrimoni tra consanguinei distruggevano i gruppi umani chiusi.

Più evolveva e più camminava. Perché le nuove invenzioni le consentivano di spostarsi sempre più lontano.

E più l’umanità evolveva, più il suo spostarsi si faceva intenzionale. Seppe desiderare nuovi orizzonti, non solo subirli.

Il desiderio di nuovi orizzonti rivela che gli esseri umani si sono liberati a un certo punto dalla costrizione animale e sono diventati capaci di volontà e libertà. Un salto che ha fatto di noi quello che siamo.

Come è accaduto? La natura, il caso, Dio? Indizi galleggianti su oceani di mistero.

Sappiamo davvero poco del nostro lontano passato. L’evoluzione non è un processo lineare, ma discontinuo, fatto di passi in avanti e passi indietro, di scomparse e di apparizioni, di salti improvvisi e inattesi.

Siamo diventati perfino capaci di speranza. Speranza in qualcosa di diverso da quello che qui e ora ci è dato. Per i credenti una rivelazione divina. Per gli altri, un risultato della natura.

Certo è che il nostro infinto camminare è intrecciato col nostro diventare pienamente umani, capaci di sperare in un altrove.

Anche in un Altrove. Al di là dei monti, al di là del deserto, al di là del mare. Al di là della guerra, al di là dell’oppressione, al di là della povertà. Al di là di ogni spazio prigione. Al di là di ogni spazio. Liberi. Liberi.

Quei passi di Laetoli sono il marchio dell’umanità.

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[1] In base alle nuove classificazioni l’uomo rientra nella Famiglia degli Hominidae, Sottofamiglia Homininae, e nella Tribù degli Hominini.