(Coltivare la memoria) – Massimo Fini sbaglia: il cardinale Martini denunciò la corruzione prima di Mani Pulite (Lettera al “Fatto Quotidiano” non pubblicata – 2012)

«Al direttore Marco Travaglio.

Su “Il Fatto Quotidiano” del 4 settembre 2012, Massimo Fini, riprendendo un suo lontano articolo pubblicato sull’ “Indipendente” il 27 gennaio 1993, accusava il cardinale Martini di aver parlato in ritardo, “fuori tempo massimo”, di corruzione e rinnovamento della politica: “Il cardinale Carlo Maria Martini, arcivescovo di Milano, la ‘capitale morale’, non ha proferito una sola parola contro la corruzione politica fino a quando le inchieste di Mani Pulite e Antonio Di Pietro, ora da tutti odiatissimo, non l’hanno smascherata pubblicamente e reso impossibile, e poco conveniente, ignorarla”.

Fini estende tali accuse alla Chiesa nel suo complesso, rea anch’essa, a suo dire, di aver taciuto sulla corruzione prima di Mani Pulite.

Le affermazioni di Fini, però, non sono vere.

Ho qui davanti a me la relazione del cardinale Martini tenuta agli allievi delle Scuole di formazione socio-politica a Milano il 4 marzo 1989 (tre anni prima di Mani Pulite) e avente il seguente titolo: “Come combattere e superare il fenomeno della corruzione politica”.

Una relazione molto dettagliata, anche appassionata, che ebbe una certa risonanza e che fu poi pubblicata nel volume dello stesso cardinale Martini Per dare un’anima alla città. Sette conversazioni sulla politica come servizio (edizioni Dialogo, gennaio 1990, due anni prima di Mani Pulite) e poi in altri volumi.

La relazione di Martini è scandita in quattro capitoli:

1. La corruzione politica esiste; 2. La corruzione politica non può essere un alibi [per non impegnarsi in politica]; 3. La corruzione politica può essere e va combattuta; 4. In quale modo va combattuta?

Martini cita le invettive durissime dei profeti biblici contro la corruzione politica, in particolare il profeta Isaia:

Come mai è diventata una prostituta la città fedele, Gerusalemme?… I tuoi capi sono ribelli e complici di ladri…Tutti sono bramosi di regali, ricercano mance

(“tangenti”, aggiunge il Cardinale).

 

Il volume, pubblicato nel gennaio del 1990, contiene sette interventi pronunciati dal cardinale Martini in diverse occasioni. Tra di essi la relazione tenuta il 4 marzo 1989, tre anni prima di Mani Pulite, alla scuola di formazione socio-politica di Milano sul tema “Come combattere e superare il fenomeno della corruzione politica”.

 

Martini, conoscitore tanto della Bibbia quanto della realtà in cui vive, cita anche l’indagine del Censis, uscita l’anno prima, Il peso dell’illecito sul paese Italia, e riporta le stime delle tangenti riferibili ad alcuni sistemi, come quello degli appalti,

una cifra che va dai dieci ai dodicimila miliardi di lire all’anno

con un coinvolgimento ipotizzabile di persone (“corruttori e corrotti”) che va da 80.000 a 120.000. Insomma, il cardinale, che sta parlando a dei giovani, va molto nel concreto e dopo essersi augurato

che in noi ci sia il coraggio e la forza di affrontare il fenomeno tutti insieme

annuncia che la Conferenza episcopale italianapreparerà un documento sul tema.

E in effetti la Cei pubblicherà il 4 ottobre 1991 (quattro mesi prima dell’arresto di Mario Chiesa che inaugura l’inchiesta di Mani Pulite) la nota pastorale Educare alla legalità. Per una cultura della legalità nel nostro Paese.

Un documento anch’esso chiaro, articolato ed appassionato (e purtroppo dimenticato) contro la corruzione, dove si denuncia

la nuova criminalità così detta dei ‘colletti bianchi’, che volge a illecito profitto la funzione di autorità di cui è investita, impone tangenti a chi chiede anche ciò che gli è dovuto, realizza collusioni con gruppi di potere occulti e asserve la pubblica amministrazione a interessi di parte.

I Vescovi denunciano anche

il generalizzato senso di impotenza, di rassegnazione, quasi di acquiescenza di fronte a questo fenomeno

e la crisi dei partiti ridotti talvolta

al ruolo di agenzia di occupazione e di lottizzazione di diversi ambiti istituzionali.

 

“Educare alla legalità” è l’importante e dimenticato documento della Conferenza Episcopale Italiana del 4 ottobre 1991, quattro mesi prima dell’arresto di Mario Chiesa e dell’avvio dell’inchiesta di Mani Pulite.

 

Mi fermo qui. Aggiungo solo che le parole di allora del cardinale Martini e della Conferenza episcopale mi aiutarono molto nel mio impegno politico negli anni ’90 quale esponente del Movimento La Rete, nato un anno prima di Mani Pulite e attivissimo nella lotta contro la corruzione e la mafia e per il rinnovamento della politica, di cui sono stato anche coordinatore regionale e consigliere regionale del Trentino-Alto Adige.  Grazie dell’attenzione. Vincenzo Passerini, 6 settembre 2012».

***

 

P. S. Gennaio 2021. La lettera non fu pubblicata. Ricevetti soltanto una breve e stizzita e-mail di Massimo Fini, al quale evidentemente il direttore aveva girato la mia lettera, che però non rispondeva alle mie obiezioni. Pessimo servizio all’informazione da parte del direttore del “Fatto Quotidiano”, Marco Travaglio, e di Fini e pesante scorrettezza, a dir poco, di ambedue verso il cardinale Martini scomparso pochi giorni prima.

La questione non è di poco conto, non solo per biografia di Martini, ma per la vicenda complessiva di quel periodo così cruciale nella storia del nostro Paese. Perché troppi oggi fanno coincidere la reazione alla corruzione con l’avvio dell’inchiesta di Mani Pulite (17 febbraio 1992, arresto di Mario Chiesa) che, certo, ebbe poi un ruolo determinante.

In realtà ci furono persone, associazioni, gruppi politici (la piccola “Rete”, nata trent’anni fa, fu tra i più incisivi) che, seppur minoritari, denunciarono pubblicamente la corruzione prima dell’avvento di Mani Pulite e misero questa battaglia al centro della loro azione. Massimo Fini, giornalista, denunciò la corruzione prima di Mani Pulite. Ma non fu il solo, ha sbagliato a dimenticarlo e prima di accusare gli altri avrebbe dovuto informarsi. E il direttore del giornale avrebbe dovuto chiedergli di rettificare o avrebbe dovuto rettificare egli stesso, una volta dimostrato che Fini aveva scritto cose false sul suo giornale.

 

Vedi anche:

“Carlo Maria Martini e gli Anni di piombo”: un importante libro di Silvia Meroni

Carlo Maria Martini: un ponte tra credenti e non credenti