Xenofobia, la Svizzera ha detto no (anche il Tribunale di Trento)

Un popolo e un tribunale hanno aperto in questi giorni un altro squarcio nel muro di discriminazione verso gli stranieri sul quale la destra italiana e internazionale ha costruito in questi anni le sue fortune elettorali. E hanno riaffermato il principio dell’uguaglianza tra gli esseri umani. Domenica 27 settembre il popolo svizzero ha bocciato il referendum anti immigrati, tra i quali ci sono moltissimi italiani, sostenuto dalla destra, Lega in testa (Lega anti italiani? Certo).

 

E l’altro ieri, martedì 29 settembre, il Tribunale di Trento ha bocciato perché discriminatoria la legge della giunta provinciale leghista che due anni fa aveva introdotto il requisito dei 10 anni di residenza per ottenere un alloggio pubblico.

Due atti che ci dicono molto sulla natura puramente ideologica della xenofobia della destra.

C’era stato un ricorso al Tribunale contro la legge discriminatoria della Provincia di Trento, la n. 5 del 2019, da parte di un cittadino etiope e dell’Associazione  per gli studi giuridici sull’immigrazione (Asgi) tramite gli avvocati Giovanni Guarini e Alberto Guarisio.

Nell’ordinanza di 57 pagine di martedì 29 settembre , leggibile sul sito di Asgi, il giudice del Tribunale di Trento, Giorgio Flaim, sancisce che le disposizioni della legge provinciale

sono incompatibili con il principio della parità di trattamento tra soggiornanti di lungo periodo e cittadini nazionali

stabilito dal diritto dell’Unione Europea e ordina alla Provincia:

di consentire non solo al ricorrente, ma anche agli altri stranieri titolari del permesso di soggiorno di lungo periodo l’accesso agli alloggi pubblici e alle agevolazioni sui canoni di affitto;

di modificare il Regolamento discriminatorio;

di riaprire i termini di presentazione delle domande per gli eventuali alloggi pubblici non ancora assegnati, relativamente al 2019;

di dare informazione al pubblico di queste modifiche sulla home page del sito istituzionale.

Va ricordato che dieci anni di residenza sono magari quindici anni di permanenza in Italia, perché per pagare l’affitto o acquistare un appartamento, requisiti per avere la residenza, devi avere un reddito stabile a cui uno straniero spesso arriva dopo anni.

E che il permesso di soggiorno di lungo periodo, comunque necessario, come ricorda  l’ordinanza del Tribunale, lo ottieni solo se dimostri di avere un lavoro stabile.

Quindi significa che la norma della Provincia escludeva lavoratori che da anni pagavano le tasse perché da anni lavoravano. E dovevano dimostrarlo.

E perché a loro no e l’alloggio Itea magari a italiani che non dichiarano i redditi effettivamente percepiti ed evadono le tasse?

Era una norma non solo discriminatoria, ma punitiva verso lavoratori che pagano le tasse. Inoltre, come hanno già ricordato in un comunicato stampa i sindacati, già ci sono due graduatorie per gli alloggi pubblici, quella dei comunitari e quella degli extracomunitari.

E che gli alloggi assegnati ai cittadini stranieri sono appena l’8,7% del totale contro il 91,3% degli italiani.

Era quindi una norma puramente ideologica e propagandistica,  gratuitamente discriminatoria e punitiva di lavoratori e contribuenti.

Il carattere puramente ideologico e propagandistico della xenofobia (odio per gli stranieri) della destra italiana e internazionale è evidente anche nel referendum svizzero.

La destra lo aveva promosso per abolire l’accordo sulla libera circolazione delle persone, portando di conseguenza la Svizzera fuori dall’area di Schengen di cui fa parte. In virtù di questa appartenenza la Svizzera ha sottoscritto in questi anni accordi con l’Unione Europea, di cui non fa parte, che le sono indispensabili.

Gli svizzeri hanno bocciato il referendum col 61,7% dei no.

La Svizzera ha bisogno dell’Europa tanto quanto l’Europa della Svizzera.

Più di 700 mila svizzeri vivono all’estero e dei 2,1 milioni di stranieri che vivono in Svizzera, 1,4 milioni provengono dall’Unione Europea e dalla Gran Bretagna, e di questi 670 mila (uno su tre) sono italiani.

Ogni giorno 76 mila frontalieri italiani attraversano il confine svizzero.

Senza gli italiani l’economia del Ticino si fermerebbe e senza gli infermieri e i medici italiani gli svizzeri sarebbero rimasti privi di assistenza in tempi di Coronavirus.

I sì al referendum anti migranti hanno ottenuto più voti nel cantone italofono Ticino, il 53,1%, dove è forte la Lega salviniana. Ciò spiega molte cose della natura puramente ideologica della xenofobia leghista. Che la avvicina alle peggiori ideologie razziste dell’Otto e del Novecento.

Il “prima gli italiani” non c’entra, quello straniero è italiano come te, ticinese. Conta che sia straniero, anche se è italiano. Conta che sia straniero, anche se ne hai bisogno.

E lo straniero è da sempre facile preda della peggiore politica.

Come diceva Primo Levi, è latente nell’animo umano l’atteggiamento che vede nello straniero un pericolo. Ogni tanto si manifesta, in gesti, atti. Ataviche paure che sporadicamente saltano fuori.

Ma se lo si fa diventare la premessa di una ideologia politica, allora questo sentimento diventa devastante e porta a esiti disumani.

Per fortuna, adesso, siamo qui a registrare due vittorie dell’umanità.

 

Pubblicato sul quotidiano “Trentino” giovedì 1 ottobre 2020