Franz Jägerstätter, il testimone solitario

Franz Jägerstätter

Nel paesino austriaco di St Radegund, in Alta Austria, nel distretto di Braunau, domani si ricorderà un grandissimo uomo, il contadino Franz Jägerstätter.

Contro la legge e contro tutti, fece ciò che la sua coscienza gli imponeva: convinto che la guerra nazista fosse incompatibile con il Vangelo, rifiutò l’arruolamento nella Wermacht e il 9 agosto 1943 fu decapitato nel carcere di Berlino Tegel.

Lasciò la moglie, Franziska, e tre figliolette, la più grande di sei anni.

 

 

Una vita nascosta

Il mitico regista americano Terrence Malick (La sottile linea rossa, The Tree of Life) gli ha dedicato il suo ultimo film, A Hidden Life [Una vita nascosta], presentato a maggio al Festival di Cannes, e che vedremo nelle nostre sale all’inizio dell’anno prossimo.

Alcune scene sono state girate a Sappada, in Friuli, e in Alto Adige.

 

 

Può sembrare strano che sia dovuto arrivare un regista dall’America per raccontare la storia del contadino austriaco.

A parte l’anticonformismo di Malick, nella vita e sullo schermo, va ricordato che fu proprio un americano, il sociologo pacifista Gordon Zahn, a scoprire per primo negli anni Sessanta e a raccontare in un libro la vicenda di Jägerstätter.[1]

 

L’edizione italiana (1968) del libro dello storico e pacifista americano Gordon Zahn che fece conoscere al mondo la storia di Franz e Franziska Jägerstätter.

 

La vedova Franziska isolata

Come mai? La storia dell’obiettore di coscienza austriaco era stata rimossa. Non era bene parlarne.

Ricordare l’unico che aveva detto no, voleva dire gettare un’ombra su tutti gli altri che avevano detto sì, e sulla politica e sulla Chiesa che avevano comandato di obbedire.

Quando Gordon Zahn arrivò nel 1961 a St Radegund, che oggi conta seicento anime, scoprì l’isolamento in cui viveva Franziska, la vedova.

I paesani la rimproveravano di non aver fatto abbastanza per convincere suo marito a fare quello che tutti avevano fatto.

A lei, dopo la morte di Franz, le autorità comunali rifiutarono, in tempo di razionamento, la tessera per ricevere vestiti e cibo.

Franziska Schwaninger, moglie di Jägerstätter.

 

Con tre figlie piccole e l’azienda agricola da portare avanti, Franziska dovette affrontare anche nel dopoguerra l’ostilità della gente e delle autorità, e la freddezza della Chiesa che aveva spento sul nascere ogni discussione sul passato nazista.

A lungo non fu riconosciuta vedova di guerra, suo marito era considerato un «traditore».

 

Le tre figlie dei coniugi Jägerstätter: Loisi (Aloisia), Rosl (Rosalia), Maridl (Maria) in una foto inviata nella primavera del 1943 a Franz in carcere: “Caro papà, torna presto!”. (Foto da C.G. Zucconi, “Cristo o Hitler?…”)

 

Il nazismo è incompatibile col cristianesimo

Franz aveva avuto una giovinezza spensierata, balli, donne, moto.

Poi incontra Franziska Schwaninger, cristiana non superficiale, si sposano, insieme portano avanti l’azienda agricola e la famiglia che cresce, e coltivano una religiosità profonda.

St Radegund alle elezioni del 1930 non ha dato neanche un voto ai nazisti.

In pochi anni le cose cambiano. La propaganda, i miti della razza e della nazione, l’odio per gli ebrei, il culto dell’obbedienza , le crescenti intimidazioni degli estremisti trasformano il popolo in una massa sottomessa.

Franz conserva la libertà interiore e arriva alla conclusione che il nazismo è incompatibile col cristianesimo.

Unico nel suo paese, vota contro l’annessione dell’Austria alla Germania. Rifiuta poi i contributi statali per contadini e non partecipa alle adunate.

Diceva che la corrente ha trascinato via anche i cattolici.

 

Franz, primo a sinistra, la cugina Aloisia, la Madre Rosalia, il padre adottivo Heinrich. (Foto da “Una storia d’amore, di fede, di coraggio…”, a cura di G. Girardi e L. Togni).

 

Non posso partecipare a questa guerra

Infine, quando nel febbraio del ’43 riceve l’ordine di presentarsi in caserma, va e dichiara: non posso partecipare a questa guerra.

Incarcerato, rifiuta le pressioni dei familiari (ma Franziska rispetta la sua decisione) e degli amici che gli dicono di obbedire, come tutti.

Risponde: scarichiamo le responsabilità dall’uno all’altro e nessuno vuole essere responsabile di nulla.

È processato e decapitato.

La sua morte, dopo decenni di incomprensione e ostilità, ha fatto maturare le coscienze. Nel 2007 la Chiesa lo ha beatificato, presente Franziska che morirà centenaria nel 2013. Domani St Radegund lo ricorda solennemente.

 

Il libro, curato da Girardi e Togni e introdotto dallo storico Daniele Menozzi, contiene una biografia, una raccolta delle lettere, una cronologia e una bibliografia.

 

Il popolo non era con lui

La storia di Franz parla al nostro presente, dove dilagano i populismi, che a quei tempi avevano altri nomi.

Il popolo non la pensava come Franz, Franz era solo. Solo contro il popolo che lo rimproverava di non fare come facevano tutti.

Ma chi difendeva davvero in quel momento gli interessi del popolo?

Franz o il regime? Franz o lo stesso popolo? Gli interessi reali, non quelli fittizi, costruiti dalla propaganda politica, come: togliere alla propria famiglia e al proprio lavoro i giovani e gli uomini del popolo e mandarli lontano a uccidere e morire; spendere cifre colossali per la guerra, invece di usarle per scuola, sanità, servizi sociali, casa; invadere con le proprie armate altri Paesi, che non avevano fatto nulla contro l’Austria o la Germania, invece di starsene a casa propria e curare il proprio paese e il proprio popolo.

 

Questa biografia, pubblicata dalle edizioni San Paolo nel 2008, è opera dello storico Cesare G. Zucconi e ha la prefazione di Andrea Riccardi.

 

Ma allora, a cosa serve saper distinguere il bene dal male?

Quando tutto finì in un inferno di distruzione e autodistruzione, il popolo si accorse chi aveva ragione. Ma non ebbe il coraggio di ammetterlo.

Nella stupenda «lettera d’addio» a tutti, scritta nel carcere di Berlino, nell’estate del 1943, e trovata dopo la sua morte, Franz scrive:

C’è sempre chi tenta di opprimerti la coscienza ricordandoti la sposa e i figli.

Forse le azioni che si compiono diventano giuste solo perché si è sposati e si hanno figli? O forse l’azione è migliore o peggiore solo perché la compiono altre migliaia di cattolici? […]

A che pro Dio ha fornito agli uomini un intelletto e una libera volontà se non ci è neppure concesso, come alcuni dicono, di giudicare se questa guerra che la Germania sta conducendo sia giusta o ingiusta?

A cosa serve allora saper distinguere tra male o bene?[2]

 

“Scrivo con le mani legate. Lettere dal carcere e altri scritti dell’obiettore-contadino che si oppose ad Adolf Hitler”, a cura di Giampiero Girardi,  traduzione di Lucia Togni, Editrice Berti 2005. Raccolta delle bellissime lettere di Jägerstätter, con le introduzioni di mons. Luigi Bettazzi e di Erna Putz, austriaca, biografa di riferimento del coraggioso obiettore.

 

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Note

[1] G. Zahn, Il testimone solitario. Vita e morte di Franz Jägerstätter, Gribaudi, Torino 1968.

[2] G. Girardi-L. Togni (a cura di), Una storia d’amore, di fede e di coraggio. Franz e Franziska Jägerstätter di fronte al nazismo, premessa di D. Menozzi, Il Pozzo di Giacobbe, Trapani 2013, p. 230.

Da segnalare E. Putz, Un contadino contro Hitler, Nuova editrice Berti, Parma 2000 e C. G. Zucconi, Cristo o Hitler? Vita del beato Franz Jägerstätter, San Paolo, Cinisello Balsamo (MI), 2008.

 

Pubblicato sul quotidiano «Trentino» l’8 agosto 2019 e poi nel libro “Testimoni. Vittime, carnefici, samaritani”.