È iniziata la grande campagna di Amnesty International per i diritti umani. Firmiamo gli appelli per salvare i coraggiosi “testimoni” di adesso, le “tracce nella nebbia” dei nostri giorni

“Sono molto grata per le vostre lettere. La campagna mi ha tenuta viva. Ha dissuaso le persone che volevano uccidermi perché si sono rese conto che dietro di me c’eravate voi!”  Jani Silva, ambientalista, Colombia

 

Dal 2001, nelle ultime settimane dell’anno, l’organizzazione raccoglie lettere, post, e-mail e cartoline a sostegno di persone ingiustamente imprigionate o perseguitate: dalle 2326 lettere raccolte il primo anno si è arrivati a oltre 4 milioni e mezzo di azioni nel 2021.

 

Dal sito internet di Amnesty International

Al via “Write for Rights”, la più grande campagna di Amnesty International

per i diritti umani

 

Inizia oggi, 14 Novembre 2022,  “Write for Rights”, la più grande campagna d’invio di lettere e raccolta firme di Amnesty International, giunta al suo ventunesimo anno.

Dal 2001, nelle ultime settimane dell’anno, l’organizzazione raccoglie lettere, post, e-mail e cartoline a sostegno di persone ingiustamente imprigionate o perseguitate: dalle 2326 lettere raccolte il primo anno si è arrivati a oltre 4 milioni e mezzo di azioni nel 2021.

Ogni anno, Write for Rights offre una speranza a coloro i cui diritti sono sotto attacco solo per ciò che pensano o per ciò per cui si battono. Queste persone sfidano la disuguaglianza, la discriminazione, la repressione politica e svolgono campagne per proteggere i diritti umani.

Write for Rights è efficace, come dimostra da ultima la storia di Jani Silva, un’ambientalista della Colombia sottoposta a minacce di morte, in favore della quale nel 2020 si sono mobilitate oltre 400.000 persone. Questo è ringraziamento che ha inviato ad Amnesty International:

“Sono molto grata per le vostre lettere. La campagna mi ha tenuta viva. Ha dissuaso le persone che volevano uccidermi perché si sono rese conto che dietro di me c’eravate voi!”

L’ultimo successo di Write for Rights risale al 24 marzo 2022: quel giorno le autorità del Guatemala hanno deciso di scarcerare Bernardo Caal Xol, un insegnante di 50 anni, sindacalista e difensore dei diritti del popolo nativo maya q’eqchi’. Per il suo attivismo in favore dei diritti umani, il 9 novembre 2018 era stato condannato a sette anni e quattro mesi di carcere. Durante la Write for Rights del 2021 erano state svolte oltre 4 milioni di azioni in suo favore.

Questo è il messaggio inviato ad Amnesty International subito dopo essere stato scarcerato:

“Sono molto grato a ciascuno e a ciascuna di voi. Mi avete dato speranza nella giustizia, nella libertà e nell’uguaglianza che devono prevalere in ciascun popolo e in ciascuna nazione”.

 

 

Nell’ambito della campagna globale “Proteggo la protesta”, “Write for Rights” 2022, che terminerà il 14 dicembre, chiederà protezione, giustizia o libertà per sette persone:

  • Luis Manuel Alcántara (Cuba), artista, condannato a cinque anni di prigione nel giugno 2022 per aver contestato la legge sulla censura delle opere artistiche.
  • Vahid Afkari (Iran), attivista, in carcere dal settembre 2018 per aver preso parte a manifestazioni contro la crisi economica e la repressione delle libertà.
  • Nasser Zefzaki (Marocco), attivista, condannato a 20 anni di prigione nel 2018 per aver criticato un esponente religioso.
  • Aleksandra Skochilenko (Russia), pacifista, in carcere dall’aprile 2022 dopo che aveva promosso iniziative per denunciare la guerra d’invasione contro l’Ucraina.
  • Joanah Mamombe, Cecillia Chimbiri e Netsai Marova (Zimbabwe), attiviste, già in carcere per alcune settimane nel 2020 e attualmente sotto processo per aver preso parte a manifestazioni pacifiche antigovernative.

 

Conosciamo meglio le loro storie e le loro battaglie

e firmiamo gli appelli in loro favore

 

Joanah, Netsai e Cecillia

Attiviste già in carcere per alcune settimane nel 2020 e attualmente sotto processo per aver preso parte a manifestazioni pacifiche antigovernative.

“Abbiamo pensato volessero ucciderci, ma mentre eravamo in quel fosso abbiamo resistito” – Cecillia Chimbiri

Joanah, Netsai e Cecillia sono tre donne con molte cose in comune: adorano i giochi da tavolo, guardare Netflix e sono appassionate di politica. Purtroppo, ora condividono anche ricordi orribili di un attacco terribile e umiliante.

Durante una protesta pacifica contro il governo nel 2020, Joanah, Netsai e Cecillia sono state arbitrariamente arrestate ad Harare, portate in una stazione di polizia e costrette a salire su un’auto. Dopo essere state incappucciate, sono state portate fuori città.

Da lì, tutto è precipitato. Le donne sono state gettate in una fossa, picchiate, aggredite sessualmente e costrette a mangiare escrementi umani. Sono state ritrovate due giorni dopo, a miglia da Harare. I loro vestiti strappati, coperti di tagli e lividi, sono state portate in ospedale.

Mentre erano ancora ricoverate in ospedale, Joanah, Netsai e Cecillia sono state accusate di reati legati alla protesta. Le guardie carcerarie e gli agenti di polizia erano in ospedale per impedire loro di parlare con i giornalisti. Dopo aver affermato di aver riconosciuto alcuni dei loro aggressori, le donne sono state nuovamente arrestate il 10 giugno 2020 e accusate di aver simulato il loro calvario. Sono state detenute fino al 26 giugno 2020, quando è sono uscite su cauzione. Il processo è ancora in corso.

Ad oggi, nessuno è stato ritenuto responsabile del loro terribile trauma.

Le autorità dello Zimbabwe devono ritirare immediatamente e incondizionatamente tutte le accuse contro Joanah, Netsai e Cecillia e non lasciare impunita l’aggressione che hanno subito. Protestare è un diritto! Giustizia per Joanah, Netsai e Cecillia! Leggi e firma l’appello sul sito di Amnesty

 

Aleksandra Skochilenko

In carcere dall’aprile 2022 dopo che aveva promosso iniziative per denunciare la guerra d’invasione contro l’Ucraina.

“Non importa che cosa cercheranno di fare con me i miei accusatori, non importa come cercheranno di calpestarmi nel fango, umiliarmi, mettermi nelle condizioni più disumane. Tirerò fuori la parte più luminosa, più incredibile e più bella da questa esperienza” – Aleksandra Skochilenko

Aleksandra “Sasha” riempie la sua vita di vita musica e arte. In tempi migliori, amava suonare il pianoforte, la chitarra, il mandolino e il flauto, e ospitare jam session musicali per chiunque volesse suonare insieme.

Turbata dall’invasione russa dell’Ucraina, Aleksandra voleva lanciare un messaggio forte. Per questo, il 31 marzo 2022 è entrata in azione: ha sostituito i cartellini dei prezzi di un supermercato di San Pietroburgo con piccole etichette di carta contenenti informazioni sull’invasione russa dell’Ucraina.

Per il suo coraggio, è stata arrestata con l’accusa di “diffusione pubblica di informazioni consapevolmente false sull’utilizzo delle Forze Armate della Federazione Russa” un nuovo articolo del codice penale, introdotto frettolosamente dal governo russo a marzo 2022 per cercare di fermare le critiche della popolazione russa sull’invasione dell’Ucraina. 

Dall’11 aprile Aleksandra è in detenuta in attesa di processo, in condizioni terribili. È celiaca ed è costretta a soffrire la fame per la maggior parte del tempo perché il centro di detenzione non le fornisce cibo senza glutine. 

Ogni giorno, Aleksandra viene molestata dalle guardie carcerarie e dalle sue compagne di cella. Qualora venisse condannata, Aleksandra rischierebbe fino a 10 anni di reclusione.

Aleksandra Skochilenko deve essere liberata! Liberiamo Aleksandra! Leggi e firma l’appello sul sito di Amnesty

 

 

Luis Manuel Alcántara

Artista condannato a cinque anni di prigione nel giugno 2022 per aver contestato la legge sulla censura delle opere artistiche.

“Il governo possiede tutto ciò che hai: il tuo salario, la tua famiglia, è proprietario di tutto ciò che vuole. Tranne di una cosa: la tua mente, la tua volontà e il tuo desiderio di libertà”.  – Luis Manuel Otero Alcántara

Il governo ha provato a togliergli tutto, ma Luis Manuel non si arrende.

Luis Manuel Otero Alcántara è un artista cubano. Ama dipingere, ballare e indossare abiti rosa acceso. La sua casa a San Isidro, uno dei quartieri più poveri dell’Avana, è un rifugio per la comunità: una casa aperta dove le persone possono incontrarsi e fare rete.

Più volte, ha criticato il tentativo del governo di censurare gli artisti critici. Deluso e arrabbiato per una legge che cerca di reprimere il dissenso, Luis Manuel è diventato presto uno dei leader del Movimento San Isidro, un gruppo eterogeneo di artisti, giornalisti e attivisti che difendono il diritto alla libertà di espressione.

Insieme a loro, migliaia di persone sono scese in piazza in tutta l’isola l’11 luglio 2021, per protestare contro il governo. Era la prima volta nella storia del paese, Per questo, Luis Manuel è stato intimidito, sorvegliato, detenuto in condizioni disumane.

Le autorità devono rilasciarlo immediatamente! Liberiamo Luis Manuel! Leggi e firma l’appello sul sito di Amnesty

 

Vahid Afkari

Attivista in carcere dal settembre 2018 per aver preso parte a manifestazioni contro la crisi economica e la repressione delle libertà.

“Le autorità iraniane arrestano persone innocenti senza alcuna prova, le processano, le condannano, le uccidono”. Vahid Afkari

In Iran, protestare per i propri diritti può essere molto pericoloso. Lo sa bene Vahid Afkari, arrestato arbitrariamente in seguito alla sua partecipazione pacifica alle proteste di massa del 2017-2018. 

In quel periodo, migliaia di persone sono scese in piazza contro la povertà, la disoccupazione, le disuguaglianze e la corruzione del paese, chiedendo il rilascio dei prigionieri di coscienza arrestati illegalmente. Allora, come oggi, si manifestava contro il sistema della Repubblica islamica.

Allora, come oggi, centinaia di persone furono uccise nella violenta repressione.

Il 17 settembre 2018, Vahid Afkari è stato arrestato nella sua casa di Shiraz da sette agenti armati in borghese dell’Unità investigativa della polizia iraniana (Agahi). Dopo l’arresto, Vahid Afkari è sparito per 12 giorni. Tra il suo arresto e la fine delle indagini nell’aprile 2019, è stato ripetutamente torturato  per estorcergli una confessione.

Ha detto di essere stato tenuto in isolamento prolungato; preso ripetutamente a pugni, calci e percosse con bastoni e cavi mentre era bendato. Sottoposto a tortura psicologica, anche attraverso minacce di morte e minacce di imprigionare, uccidere, aggredire sessualmente o comunque fare del male ai suoi familiari.

Anche suo fratello Navid venne arrestato quel giorno e messo a morte segretamente il 12 settembre 2020. Habib, il terzo fratello, fu arrestato tre mesi dopo. Liberiamo Vahid! Leggi e firma l’appello sul sito di Amnesty

 

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