Con Piergiorgio Cattani contro il razzismo

Piergiorgio Cattani

Una delle peggiori eredità del quadriennio di Trump al potere, accanto alla più recente e devastante sottovalutazione, degenerata in irrisione, del Covid, è stata l’aver scatenato nel mondo parole e politiche razziste e xenofobe che nel presidente del Paese “guardiano del mondo” hanno trovato la più potente legittimazione. Joe Biden e il mondo intero avranno molto da fare per ritrovare parole e politiche degne di una civiltà umana.

Al culmine del quadriennio, nel gennaio del 2018, mentre a casa nostra il leghismo trumpista si faceva più arrogante che mai, Piergiorgio Cattani, al quale l’altro ieri abbiamo dato l’ultimo saluto, mi telefonò. “Dobbiamo fare qualcosa, il razzismo dilaga, la situazione peggiora ogni giorno”.

Lui era così. Del tutto immobile, nella sua carrozzina, smuoveva l’universo.

Così mettemmo insieme una serata pubblica di letture contro il razzismo, l’antisemitismo e la xenofobia che si svolse presso la sede di Trento delle Acli il 25 gennaio, antivigilia della Giornata della memoria.

Lui scelse alcune letture, altre le scelsi io. Le avremmo poi distribuite ai presenti perché fossero loro a leggerle.

E così avvenne. Lui non poté esserci, dovette rimanere a casa.

Tra le letture che lui scelse ce n’era una di Piotr M. A. Cywiński, direttore del Memoriale e Museo di Auschwitz-Birkenau  e intellettuale polacco cattolico molto attivo nel dialogo cristiano-ebraico e tra le varie religioni.

Anche Piergiorgio era un intellettuale cattolico di questo tipo. Amava e studiava la Bibbia e il mondo ebraico. Era un uomo profondamente biblico che coltivava il dialogo tra le religioni e tra le culture.

La lettura di Cywiński era tratta dal libro Non c’è una fine. Trasmettere la memoria di Auschwitz (2012, edizione italiana Bollati Boringhieri 2017).

Ne ripropongo alcuni passi come ricordo operoso di Piergiorgio di cui continua a risuonare dentro di noi la sua cara, flebile, energica voce: “Cosa facciamo?”.

Scrive Cywiński:

Stando ad Auschwitz giudichiamo molto di più di una specifica generazione, giudichiamo l’umanità. Di conseguenza giudichiamo anche noi stessi. E anche oggi viviamo in un mondo in cui intere famiglie vengono assassinate, muoiono di fame e di sete, e sono sfruttate oltre ogni capacità di resistenza umana.

Sappiamo dove e in quali circostanze questo accade…Sappiamo così tanto e possiamo fare così tanto. Abbiamo accesso a un network globale di informazione e comunicazione…

E nel frattempo non facciamo praticamente nulla…

È più facile pensare: non è così semplice, cosa posso fare io in prima persona? La responsabilità è delle Nazioni Unite, del G8, dell’Unione Europea, delle missioni di pace, della Croce Rossa Internazionale, ma certo non mia…

Oggi i milioni di visitatori si chiedono perché all’epoca il mondo non fosse riuscito a reagire. E oggi nessuno di loro – o almeno quasi nessuno – reagisce. Il nostro silenzio è decisamente peggiore, molto più incriminante. Di fronte alle tragedie di oggi siamo ancora meno innocenti…

Quando dico queste cose a chi mi ascolta, mi sento spesso chiedere: ‘ma che cosa potrei fare io oggi, di preciso?’ E rispondo: ‘Non pensare a livello globale. Non affrontare il male nella sua totalità. Non illuderti che sia sufficiente prendere una posizione, denunciare pubblicamente un tiranno totalitario…Sii minimalista. Aiuta una persona. Solo una. Puoi sempre farlo. Fallo adesso’.

E poi di solito cala il silenzio…Camminando tra le recinzioni di filo spinato si sentono vicini alle vittime. Vedendo le torrette di guardia tremano per l’empatia. A volte piangono, e non si può dubitare che le loro lacrime siano sincere.

E poi tornano a casa. Qualche settimana più tardi, a cena, nel calore e nella sicurezza della loro casa, vedranno immagini di un genocidio in Africa o di una guerra civile in Sud America, di attacchi razzisti o di slogan antisemiti in uno stadio di calcio in Europa, e continueranno a cenare. Non è il loro mondo. Non li riguarda. È compito dei servizi segreti, dei caschi blu, delle forze di pace. Come ho già scritto, è nella mancanza di reazione nelle nostre case che vediamo la vera tragedia. Qui arriviamo al massimo grado di vicinanza a ciò che rese la Shoah possibile, a ciò che la rese fattibile.

 

Partendo da queste parole di Piotr Cywiński, il 25 gennaio 2021, antivigilia della Giornata della memoria, ci ritroveremo a Trento per ricordare Piergiorgio Cattani in una serata pubblica di letture nel segno dell’antirazzismo e della solidarietà umana (ci adatteremo alle condizioni imposte dalla pandemia che speriamo per allora circoscritta e ridotta).

La memoria, tanto più se biblicamente intesa, porta sempre a un’azione per lenire un dolore, per aiutare una persona, per tendere una mano, per abbattere un muro, per impegnarsi nella società e cambiare in meglio la realtà sfregiata e devastata dai razzismi e dalle sofferenze di ieri e di oggi.

 

Pubblicato sul quotidiano “Trentino” il 12 novembre 2020.

 

Vedi Riuscita serata di letture contro il razzismo e l’antisemitismo in ricordo di Piergiorgio Cattani.

Vedi l’intervento di Piergiorgio Cattani all’assemblea di Costruire Comunità (2001).