Una coltellata a chi ne ha già subite tante

Accanto all’aspetto violento e vigliacco dell’attentato incendiario alla «Casa don Santo Amistadi» di Roncone che accoglie tredici profughi, tipico di ogni intimidazione mafiosa, c’è anche l’aspetto ridicolo. Che cosa si vuol dire con questo attentato? Che cosa si voleva dire con gli analoghi attentati di Lavarone e Soraga?

E comunque, cosa vogliono i seminatori di odio contro i profughi, che usino le parole o il fuoco? Che non si vogliono gli stranieri?

Ma gli stranieri in Trentino sono quasi cinquantamila (48.466 al 31 dicembre 2015) e sono una presenza consolidata da almeno un quarto di secolo.

I profughi, cioè i richiedenti protezione internazionale, sono oggi 1451, cioè un piccolo gruppo, tutto sommato, che si aggiunge a questa realtà consolidata, ma che non modifica più di tanto la quantità della presenza degli stranieri nella nostra provincia.

Quando parliamo di stranieri o di immigrati o di rifugiati dobbiamo aver chiari questi dati.

Anche i 130 Comuni trentini che non stanno accogliendo nessun profugo hanno già migliaia di stranieri nei loro territori.

Stranieri di tutte le nazionalità, stranieri cristiani e musulmani, induisti e atei, europei e africani, mediorientali e asiatici.

Già questi 130 Comuni da anni accolgono gli stranieri, già si stanno misurando con le difficoltà e le speranze dell’integrazione (viene da dire: ma cosa aspettate ad accogliere un pugno di rifugiati?). Questi Comuni hanno da anni i figli degli stranieri negli asili e nelle scuole.

Quei figli che hanno riempito i vuoti lasciati dal continuo calo delle nascite dei trentini.

Quei figli che tengono in vita intere scuole materne, elementari e medie, strutture comunitarie, servizi.

I loro genitori fanno i lavori che i trentini non fanno più, che non vogliono fare. I lavori stagionali, i lavori più precari e più faticosi, spesso meno pagati.

Ma lo conosciamo il Trentino o no? Quello reale, non quello delle propagande politiche?

Lo conoscono i seminatori di odio e i mafiosetti vigliacchi, o vivono sulle nuvole? Ecco perché c’è anche un aspetto ridicolo in questi attentati che vorrebbero proclamare «non passa lo straniero».

Il Trentino reale è fatto ormai da tempo anche di tanti stranieri, di tanti loro figli, di seconde e di terze generazioni che parlano il nostro dialetto anche se hanno un cognome particolare e magari un altro colore della pelle e magari anche un’altra religione.

Questo pezzo di nuovo Trentino sta aiutando a vivere il vecchio Trentino. L’abbiamo scritto tante volte, ma dobbiamo continuare a ripeterlo. Senza questo nuovo pezzo di umanità che è arrivata tra di noi, il Trentino sarebbe destinato a morire di vecchiaia, a diventare una grande casa di riposo a cielo aperto (così come l’intera Italia, così come un gran pezzo d’Europa).

Senza gli ottocento-novecento nati ogni anno da entrambi i genitori stranieri cosa ne sarebbe del futuro del Trentino dove comunque i nati continuano a calare e gli anziani a crescere?

Questo è il Trentino reale, e nei prossimi anni e decenni questo Trentino reale ridicolizzerà ancor di più le propagande del «non passa lo straniero».

Se invece l’attentato di Roncone e quelli di Soraga e Lavarone vogliono dire un no ai profughi, ai richiedenti asilo in quanto tali, e non agli immigrati stranieri in senso lato, allora il ridicolo diventa tragico.

Allora ve la state prendendo proprio con gli stranieri più fragili, più colpiti dalle sofferenze.

Allora ve la prendete con i più infelici.

Allora è crudeltà.

Ma le conoscete le loro storie?

Sapete qualcosa della loro vita, delle violenze subite, delle povertà lasciate, delle speranze di nuova vita che animano questi esseri umani, nostri fratelli e nostre sorelle?

Sapete qualcosa dei lutti che hanno alle spalle, dei compagni che hanno visto morire lungo i viaggi nel deserto, sui barconi?

Andreste in un ospedale a picchiare dei feriti?

E perché picchiate questi esseri umani così feriti dalla vita?

Questi attentati anche se non fanno male fisicamente fanno male, molto male, moralmente.

Sono coltellate alla schiena di chi di coltellate ne ha già subite tante.

 

 

Pubblicato sul quotidiano «l’Adige» il 27 marzo 2017