Abbiamo bisogno di loro

Se guardiamo all’immigrazione per quello che è e non ci lasciamo prendere dalla psicosi collettiva, una verità ci si apre davanti, chiara e indiscutibile: noi abbiamo bisogno degli immigrati, così come gli immigrati hanno bisogno di noi. Non è questione di opinione, è la realtà delle cose. La società trentina – alla pari di quella italiana – non può più fare a meno degli immigrati: essi ne sono diventati una colonna portante.

Cosa vuol dire colonna portante?

 

Se gli immigrati se ne andassero

Vuol dire che se domattina gli immigrati se ne andassero la nostra società non starebbe più in piedi. La natalità crollerebbe, interi settori economici andrebbero in crisi, i servizi assistenziali non reggerebbero, il sistema scolastico sarebbe pesantemente ridimensionato. Il Trentino si fermerebbe.

Molte scuole dovrebbero chiudere e parecchie centinaia di insegnanti e di dipendenti si troverebbero senza lavoro se dovessero mancare i diecimila alunni con cittadinanza non italiana.

Più di cinquemila anziani o persone non autosufficienti rimarrebbero senza assistenza, perché le attuali strutture di accoglienza non sarebbero in grado di accoglierli e le famiglie non ce la farebbero da sole se le assistenti familiari, o badanti, di punto in bianco decidessero di tornarsene in Ucraina o negli altri Paesi dell’Est Europa.

Le mele della Val di Non resterebbero sui rami se i settemila lavoratori stagionali stranieri che le raccolgono trovassero le frontiere chiuse e dovessero rimanere a casa. Molti alberghi e ristoranti si troverebbero senza personale, le pulizie di centinaia di uffici da fare, migliaia di consegne a domicilio bloccate nei magazzini, se sparissero i lavoratori stranieri.

Questa verità ce la ricorda ancora una volta il Rapporto 2016 sull’immigrazione in Trentino presentato nei giorni scorsi dal Cinformi, il Centro informativo per l’immigrazione della Provincia. Degli immigrati non possiamo più fare a meno. Loro hanno bisogno di noi, noi di loro.

 

Culle vuote

Se domani mattina gli immigrati se ne andassero, verrebbero a mancare più di ottocento nuovi nati ogni anno e il crollo demografico diventerebbe drammatico.

Ci accorgeremmo finalmente che il vero problema del Trentino non è quello dei punti nascita, che tanto accalora l’opinione pubblica, ma quello delle nascite.

Nel 2008, tanto per capire cosa sta succedendo, c’erano stati 5.423 nati in provincia di Trento, mentre nel 2015 si sono ridotti a 4.836.

 

I bambini stranieri ci salvano

Per fortuna che in tutti questi anni ci sono stati annualmente gli 800/900 nati stranieri a contenere il calo delle nascite, altrimenti la situazione demografica sarebbe già esplosiva, in un contesto dove gli anziani continuano ad aumentare. E questo sta accadendo in tutta Italia.

L’andamento delle nascite nell’anno 2016, quando saranno diffusi i dati complessivi, risulterà peggiore di quello del 2015, che pure era stato l’anno del record negativo nella nostra storia nazionale.

Basta leggere anche le cronache dei resoconti demografici dei nostri paesi e delle nostre valli pubblicate sui giornali locali: la popolazione diminuisce o è in stallo, l’andamento demografico è salvato dagli immigrati, che però tendono a calare, i paesi invecchiano rapidamente e per molti siamo di fronte a un processo continuo di spopolamento.

Quelli che hanno a cuore la sopravvivenza di tanti nostri paesi dovrebbero tenersi cari gli immigrati.

Verrà il giorno che andranno a cercarli, come già sta succedendo in tanti paesi del resto d’Italia.

 

Bonifazi chi spiega cosa è accaduto in Italia

C’è un dato che spiega meglio di qualsiasi discorso cosa è accaduto in Italia, e quindi in Trentino, negli ultimi decenni. Lo dovremmo avere sempre davanti.

Ce lo ricorda lo studioso di migrazioni Corrado Bonifazi:

«La crescita della presenza straniera che si è registrata in Italia tra il 1991 e il 2011 ha pochi riscontri nella storia delle migrazioni internazionali, specie se si considera il quadro politico tutt’altro che favorevole alla crescita del fenomeno. Il numero di stranieri residenti nel Paese è infatti passato da 356 mila unità a quattro milioni, con un tasso di aumento medio annuo del 13,3% […].

In particolare, hanno agito in questa direzione la bassa fecondità e il tracollo della popolazione in età lavorativa nazionale (diminuita di 3,2 milioni di unità tra il 1991 e il 2011), un sistema di welfare inadeguato a gestire un invecchiamento delle dimensioni registrate in Italia (con quasi un raddoppio degli ultraottantenni passati in vent’anni da 1,9 a 3,6 milioni) e un’economia sommersa che rappresenta quasi un quinto dell’intera produzione nazionale».

Bonifazi ci ricorda che nei vent’anni tra il 1991 e il 2011 i tre milioni e 650 mila stranieri che sono arrivati in Italia hanno sostanzialmente occupato il vuoto lasciato dalla diminuzione di tre milioni e 200 mila italiani in età lavorativa, risultato del continuo calo delle nascite che si è verificato dai primi anni Settanta in poi. La realtà smonta i pregiudizi.

 

In Trentino

In Trentino ci sono 48.500 immigrati. Non aumentano, non c’è nessuna invasione, sono su per giù quanti erano nel 2012. Diminuiscono leggermente rispetto agli ultimi anni, sia perché un certo numero di loro è diventato italiano dopo dieci anni di permanenza, sia perché ne arrivano meno.

Sono in maggioranza europei, il 65,9% di loro, mentre il 16,5% sono africani, l’11,9 asiatici, il 5,7 provengono dalle Americhe. Sono soprattutto romeni, albanesi, marocchini, macedoni, moldavi, ucraini, pachistani, tunisini, polacchi.

Sono per lo più bene integrati, anche se non mancano i problemi per una parte di loro. A volte c’è dell’isolamento, voluto o subìto.

A volte c’è razzismo.

A volte qualcuno di loro finisce nel giro delle organizzazioni criminali.

Ma la stragrande maggioranza di questi 48.500 immigrati sono persone oneste, più o meno come i trentini.

Questo 9% della popolazione è diventato ormai una componente normale della nostra società.

 

Lavori più duri, pagati di meno

Non rubano il lavoro agli italiani, neanche in anni di crisi. Li troviamo spesso a fare i lavori più faticosi, più precari, quelli stagionali, quelli meno pagati. Quelli che gli italiani e i trentini preferiscono non fare.

Prima i nostri? È già nei fatti. Dati ufficiali nazionali ci ricordano che mentre la retribuzione mensile media di un lavoratore italiano è di 1.365 euro, quella di un lavoratore straniero è di 965 euro, il 30% in meno; e che i lavoratori poveri stranieri (che hanno cioè una retribuzione inferiore a 2/3 del salario medio calcolato su base oraria) sono il 41,7% del totale degli occupati stranieri, a fronte del 14,9% degli italiani (fonte: Rapporto immigrazione 2015 di Caritas e Migrantes).

Il tasso di disoccupazione tra gli stranieri in Trentino (17,5%) è il triplo  di quello degli italiani (5,6).

In quanto alla casa, nel 2015 in Trentino su 1.971 domande di alloggio pubblico presentate da cittadini comunitari ne sono state accolte 188, mentre su 1.443 domande presentate da extracomunitari ne sono state accolte 28. Solo 28. La realtà è l’opposto di quello che racconta la propaganda.

 

Aspettavamo delle braccia, sono arrivate delle persone

Due considerazioni conclusive.

Come diceva un tempo lo scrittore Max Frisch a proposito dei lavoratori italiani in Svizzera, «aspettavamo delle braccia, sono arrivati degli uomini», anche noi dobbiamo dire: «Aspettavamo degli stranieri di cui abbiamo bisogno, sono arrivate delle persone». Persone con sentimenti, sogni, motivazioni, difficoltà, capacità, problemi, talenti. Esseri umani come noi.

E infine.

A fronte di questi quasi cinquantamila immigrati, ci sono 1.500 rifugiati, richiedenti asilo.

Com’è possibile che mentre si accolgono normalmente in tutti i comuni del Trentino cinquantamila immigrati, davanti a 1.500 migranti profughi si alzino barriere e si fomentino paure?

Tutti possono capire che questo è irrazionale.

Non solo, ma che questo è immorale e incivile, perché tra migranti questi 1.500 sono i più deboli, i più bisognosi di aiuto.

 

Pubblicato sul quotidiano «l’Adige» il 28 febbraio 2017