Il vaccino e i piccoli lottatori di speranza

Piccoli lottatori di speranza crescono. Anche da noi. Nel silenzio, passo dopo passo, mattone su mattone.

Disprezzati dal potere che fa finta che non esistano e talvolta anche dai compagni di scuola. Ci restano male, naturalmente, ma tirano diritto. Il futuro li aspetta.

Sono carichi di speranza i piccoli figli degli immigrati. Non temono gli ostacoli. Né la fatica. Ne hanno respirato tanta in casa. È normale la fatica.

Ugur Sahin aveva quattro anni quando nel 1969 con la madre lasciò la sua città natale, Alessandretta (Iskenderun), sulla costa mediterranea della Turchia nei pressi del confine con la Siria, e raggiunse il padre, operaio a Colonia alla Ford.

Un ricongiungimento familiare. Il padre di Ugur passava da Gastarbeiter, lavoratore ospite, temporaneo, a immigrato stabile. Tra i fortunati.

La Germania non voleva immigrati stabili, anche se non poteva sopravvivere senza gli stranieri. Voleva braccia, non persone, con una vita normale, affetti, relazioni, stabilità, integrazione nella comunità locale.

Il boom economico tedesco del dopoguerra è stato fatto dagli immigrati: italiani, spagnoli, greci, jugoslavi , turchi. Sono loro che hanno ricostruito la forza della Germania. Con le braccia e con la testa.

Ma vivevano in baracche, ai margini delle grandi città industriali, sorvegliati come delinquenti dalla polizia, espulsi dalle birrerie alle nove di sere. Ricostruivano la Germania, ma li chiamavano Zitronenschütter, spremilimoni, Kameltriber, cavalcacammelli, Zigeuner, zingari, Lumpenpack, teppisti.

Gli italiani che oggi fanno i razzisti fanno pena anche per questo.

Il piccolo turco Ugur respirava quest’aria ma tirava diritto. Il piccolo lottatore di speranza studiava, studiava, studiava. In silenzio, mattone su mattone, cresceva.

Laurea in medicina a Colonia, poi dottorato con una tesi sull’immunoterapia per cellule tumorali, poi professore universitario e medico ospedaliero a Magonza (Mainz), studi e insegnamento anche a Zurigo, con Rolf  Zinkernagel, premio Nobel 1996 per la medicina.

A Magonza Sahin conosce e sposa nel 2002  Özlem Türeci, medico e  scienziata, nata in Germania, figlia di un medico turco originario di Istambul, un Gastarbeiter anche lui. E anche lei piccola grande lottatrice di speranza. Hanno una figlia.

I coniugi si mettono a lavorare assieme: ricerca, università, studenti, ospedale, aziende. Una mole impressionante di studi e iniziative imprenditoriali, senza mai dimenticare i malati e gli studenti.

Insieme al professore austriaco Christopher Huber fondano nel 2008 a Magonza la Biontech, un’azienda farmaceutica destinata a crescere rapidamente.

Oggi è una multinazionale che occupa 1800 dipendenti di 60 paesi del mondo, più della metà donne.

 

Gli scienziati Ugur Sahin e Özlem Türeci, coniugi di origini turche, che hanno scoperto il vaccino anti-Covid.

 

Nel gennaio di quest’anno  Sahin intuisce, dalle notizie sul nuovo virus che arrivano dalla Cina, che saremo presto di fronte a una pandemia e la Biontech, che a partire dal 2018 ha stipulato un accordo di collaborazione col colosso farmaceutico americano Pfizer, si butta nella ricerca del vaccino mettendo al lavoro centinaia di ricercatori.

Sono poche le aziende al mondo in grado di fare altrettanto. Ci vuole forza e testa.

A Sahin non mancano. Si era sempre occupato di ricerca antitumorale e per questo aveva ricevuto nel 2019 il German Cancer Prize, ultimo di una serie di altissimi riconoscimenti scientifici.

Il 9 novembre scorso gli organi di informazione di tutto il mondo riportano la notizia che il vaccino anti Covid della Biontech e Pfizer funziona e sarà da dicembre in distribuzione. Bisognerà vederlo alla prova reale, così come gli altri vaccini.

Il 2 dicembre il governo italiano presenterà il piano di distribuzione dei vaccini. Quello Pfizer-Biontech sarà il primo ad essere utilizzato, a quanto pare, per fermare la spaventosa strage che al 24 novembre ha provocato nel mondo 1.388.934 morti  e 58.969.510  contagiati, e in Italia più di 50 mila morti.

Ugur  e Özlem, piccoli lottatori di speranza, figli di “teppisti” e “spremilimoni”, stanno dando speranza al mondo intero.

 

Pubblicato sul quotidiano “Trentino” giovedì 26 novembre 2020