Kompatscher e la memoria da non tradire

In molte scuole si sta ricordando lo sterminio degli ebrei da parte del regime nazista. E la collaborazione del regime fascista a questo spaventoso crimine. Ma il vero problema, oggi, non sono i giovani che non sanno, sono gli adulti che dimenticano. Dimenticano, e tradiscono i valori in cui sono cresciuti. La tragedia di oggi è il tradimento degli adulti. Contro i traditori della memoria Primo Levi scagliò a suo tempo una terribile invettiva: “Vi si sfaccia la casa, la malattia vi impedisca, i vostri nati torcano il viso da voi”.

Come si può tradire la memoria di un tale crimine? La diffusione in Europa e anche nel nostro Paese di gruppi neonazisti e neofascisti è di una gravità inaudita.

Questo accade perché grande è la tolleranza verso di loro da parte dei nuovi partiti nazionalisti e xenofobi che assumono vari nomi: sovranisti, populisti, leghisti. Ma troppa è anche la tolleranza da parte delle autorità. Si diffonde odio e si aggredisce. E si uccide.

Un anno fa, il 14 gennaio, moriva il sindaco di Danzica, Pawel Adamowicz, pugnalato il giorno prima da un fanatico sovranista, dopo una violenta campagna di odio contro di lui per la sua politica di accoglienza dei migranti.

Nel 2016 era stata assassinata  al grido “prima la Gran  Bretagna!”la parlamentare britannica Jo Cox.

E nel giugno scorso un altro estremista vicino ai gruppi neonazisti ha assassinato Walter Lübcke, presidente del comprensorio di Kassel, in Germania, al culmine di una lunga campagna di odio contro la sua politica di accoglienza, campagna cui aveva partecipato il partito di estrema destra Alleanza per la Germania, alleato di Salvini. In Germania si moltiplicano le minacce di morte ai sindaci accoglienti da parte dei neonazisti.

E nell’Europa dell’Est, antisemitismo e neonazismo si diffondono grazie alla tolleranza e alla complicità dei populisti.

In questo contesto  si è collocata la visita a Bolzano il 23 novembre scorso del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e del presidente austriaco Alexander van der Bellen in occasione dei 100 anni dall’Accordo di Saint Germain, che stabilì il confine del Brennero, e dei 50 anni del Pacchetto, che costruì l’attuale autonomia di Bolzano e di Trento.

Dai due presidenti vennero moniti a non dimenticare.

La storia dell’autonomia di questa terra si può, infatti, riassumere così: una faticosa, intelligente, riuscita operazione politica per sanare le ferite inferte a queste popolazioni di confine dal nazionalismo, dal nazismo e dal fascismo.

Mattarella e van der Bellen resero omaggio anche alle 8 mila vittime transitate per il lager di via Resia. Poche sopravvissero allo sterminio.

Ma quanta smemoratezza anche da noi. Quanti tradimenti.

Molti sedicenti difensori dell’autonomia speciale di questa terra e larghi settori della popolazione che ne gode i vantaggi stanno dimenticando da quali ferite laceranti essa è nata.

Dimenticano i crimini del nazionalismo, del fascismo e del nazismo.

Danno consenso e potere ai nuovi nazionalisti, alleati dei neofascisti, tolleranti verso i neonazisti.

Il presidente della provincia di Bolzano, Arno Kompatscher, in occasione della visita di Mattarella e Van der Bellen, fu molto lucido. Peccato che la coerenza politica non corrisponda a tanta lucidità di pensiero.

In una lunga intervista a Goffredo Buccini, uscita sul “Corriere della sera” il 23 novembre, disse:

L’ondata nazionalista non si è fermata ai confini dell’Alto Adige, è arrivata anche da noi. Torna l’idea secondo cui  bisogna pensare prima di tutto alla supremazia del proprio Stato, della nazione, del proprio interesse a spese di quello degli altri. Si dimentica che queste idee hanno portato alla catastrofe due volte nel ‘900. Hanno legittimato il fascismo, il nazionalsocialismo e l’accordo scellerato fra Hitler e Mussolini. Hanno prodotto milioni di vittime. Dunque, ricordare è giusto ed è attuale.

Kompatscher, dopo aver ricordato che c’è il rischio che venga rovinato ciò che è stato costruito nel dopoguerra e dopo aver ribadito il ruolo fondamentale di un’Europa unita, al giornalista che gli chiede chi stia minacciando questa Europa risponde:

 

Quelli del ‘prima noi’, dell’America first, del ‘prima gli italiani’. Questa visione tradisce quel che di grande ha fatto l’Europa unita, quella che ci ha portato pace e benessere.

 

Ma allora, lo incalza il giornalista, perché governa con la Lega, il partito del ‘prima gli italiani’? La risposta non può che essere vaga e imbarazzata: “Non è solo la Lega a usare questo slogan…”.

Già. Imbarazzo. Lucidità di pensiero, incoerenza politica. Avrebbe dovuto rispondergli, ma non poteva: guardi, anche noi dimentichiamo, purtroppo, dimentichiamo il nazionalismo, il culto dei confini, dimentichiamo le guerre, i milioni di vittime, la Shoah, la spietata pulizia etnica delle opzioni, il razzismo, la repressione fascista, anche noi abbiamo il nostro ‘prima’: prima il potere e dopo i valori.

Non è che a tutto questo, aggiungiamo noi, possano dirsi estranei i trentini che dell’autonomia beneficiano tanto quanto i sudtirolesi. E tanto quanto loro dovrebbero ricordare che è il nazionalismo di ieri e di oggi, si chiami populismo o leghismo, sono il neofascismo e il neonazismo, con qualsiasi nome si coprano, i veri nemici dell’autonomia e della convivenza in questa terra. E gli eredi politici, come lucidamente ricorda Kompatscher, di uno sciagurato capitolo della storia d’Europa.

 

Pubblicato sul quotidiano “Trentino” il 16 gennaio 2020