Un Papa “pellegrino” in Iraq, l’Occidente lo ascolterà?

Papa Francesco (Foto avvenire.it)

Il “pellegrinaggio” di Papa Francesco in Iraq è un profetico ritorno là dove tutto è cominciato.

Per testimoniare che nuovi inizi ci attendono. Che vivere è ricominciare. Che siamo chiamati a scrivere nuove pagine di speranza, dopo aver ben letto e meditato le pagine della storia. Luminose, ma anche terribili.

Là, nella terra di Ur, nell’antica Mesopotamia fecondata dai fiumi Tigri ed Eufrate, culla della scrittura e delle prime città, ebbe inizio la storia biblica della salvezza.

Da lì partì Abramo, padre della religione giudaico-cristiana e padre della religione islamica. E padre di tutti i migranti, spinti a costruire altrove un nuovo e più promettente capitolo della loro vita. Un altrove che non ha fine per i figli di Abramo. Un altrove che squarcia il visibile e si apre all’infinito. Siamo pellegrini su questa terra, ci ricorda Abramo che lasciò ogni sicurezza per affidarsi a Dio.

Ce lo ricorda anche papa Francesco che chiama il suo viaggio in Iraq “pellegrinaggio”. Le nostre radici sono nella fede nel Dio di Abramo, di Isacco, di Giacobbe e di Gesù Cristo. La nostra sicurezza è in questo movimento ininterrotto di ricerca, di attesa, di “attesa con amore”, cioè di vita attiva, costruttiva, buona, dice San Paolo. La nostra sicurezza non è in qualche punto della terra. Né in eserciti, confini, muri o conti in banca. Questi sono idoli contro i quali si scaglia la Bibbia.

Torniamo là dove tutto è cominciato per ricordare che siamo chiamati ad abbattere, come figli di Abramo, i falsi idoli che ci rendono schiavi. Eserciti, confini, muri, soldi. Nuovi inizi ci attendono. Adesso, non domani.

 

Da “Atlante della Bibbia”, prefazione di Gianfranco Ravasi, Touring Club Italiano, Milano 2009.

 

Due giorni prima di partire, all’udienza generale del mercoledì, papa Francesco ha detto: “Nella terra di Abramo, insieme agli altri leader religiosi, faremo anche un altro passo avanti nella fraternità tra i credenti”.

Là dove lo scontro tra i figli di Abramo è stato più cruento in questi ultimi trent’anni, si scriverà una nuova pagina di dialogo. Di più, di fraternità. Un nuovo inizio. Le sofferenze patite non debbono causarne di nuove. La spirale della violenza va spezzata. “Non rendere male per male”. È un caposaldo del Vangelo di Gesù Cristo. Non c’è cristianesimo senza questo fondamento. L’odio non può avere la meglio. Né tra cristiani e musulmani, né tra gli stessi musulmani, sunniti e sciiti, né tra gli stessi cristiani.

Perché non dobbiamo dimenticare che gli invasori occidentali del l’Iraq nel 1991 e del 2003 ostentavano la loro appartenenza alla “civiltà cristiana” mentre bombardavano anche i cristiani iracheni. Che erano un milione e mezzo e che oggi sono ridotti a poche centinaia di migliaia, grazie in primo luogo agli occidentali.

In Iraq il Papa e i leader musulmani faranno un passo in avanti nella fraternità, dopo quello di Abu Dabi del 4 febbraio 2019 quando papa Francesco e il Grande Imam di Al-Azhar firmarono la storica dichiarazione congiunta sulla “Fratellanza umana”.

Il Papa però va ascoltato. Lui fa grandi gesti, parla, riapre le porte al dialogo da cui solo può venire la pace e la sconfitta del terrorismo. Si batte contro il traffico di armi e le ingiustizie. Continua a farlo, lo farà di nuovo in Iraq.

Ma viene ascoltato? Lo ascoltano i credenti, per primi?

L’Occidente cristiano non ascoltò i pressanti inviti di Papa Giovanni Paolo II a non fare la guerra nel 1991, la prima guerra del Golfo da dove tutto è cominciato. Che è all’origine della destabilizzazione dell’area, di guerre senza fine, di centinaia di migliaia di morti, e distruzioni, e fiumi di profughi. E di crescita del terrorismo islamista.

Né fu ascoltato nel 2003 davanti alla nuova e devastante invasione dell’Iraq da parte delle armate di Bush e Blair, appoggiate anche dal governo di Berlusconi malgrado una  amplissima opposizione dell’opinione pubblica.

 

Sir John Chilcot presiedette la commissione britannica di inchiesta sulla guerra all’Iraq. Dopo sette anni di lavoro, il rapporto conclusivo del 2016 (supportato da 150 mila documenti raccolti in 12 volumi) dimostrò l’infondatezza delle ragioni addotte da Blair per l’intervento militare.

 

Invasione costruita sulla menzogna del possesso di armi di distruzione di massa da parte di Saddam Hussein. Menzogna allora denunciata da tanti e provata nel 2016 dalla commissione Chilcot.

Ascoltiamolo il Papa. I machiavellismi portano solo alla rovina.

 

Editoriale pubblicato sul settimanale diocesano “Vita trentina” uscito il 4 marzo 2021 (data di testata 7 marzo 2021).

 

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